No all’altezza minima identica per uomini e donne nei concorsi pubblici.

Cassazione civile, sez. lavoro, 13 novembre 2007, n. 23562

No all’altezza minima identica per uomini e donne nei concorsi pubblici.

Riferimenti

La previsione di un’altezza minima identica per uomini e donne quale requisito fisico per l’accesso ad un pubblico concorso viola il principio costituzionale di uguaglianza.

Ribadito il principio di diritto affermato con la sentenza della Corte Costituzionale n. 163 del 1993 ovvero che “la previsione di un’altezza minima identica per gli uomini e per le donne – quale requisito fisico – per l’accesso ad un pubblico concorso, viola il principio di eguaglianza, vuoi in quanto presuppone erroneamente l’insussistenza della considerevole diversità di statura mediamente riscontrabile tra gli uomini e le donne, vuoi in quanto comporta una discriminazione indiretta a sfavore di queste ultime, che risultano in concreto svantaggiate in misura proporzionalmente maggiore rispetto agli uomini, in relazione a differenze antropomorfiche statisticamente riscontrabili e obiettivamente dipendenti dal sesso”.

Nel caso di specie la S.C. ha cassato con rinvio la decisione della corte territoriale per essersi limitata a ritenere la previsione di una altezza minima (nella specie di m. 1,55 per mansioni di addetta di stazione di metropolitana) rispondente a criteri di sicurezza ed incolumità del personale in servizio e dell’utenza, senza accertare a quali mansioni l’attrice potesse adeguatamente attendere nonostante l’altezza fisica inferiore all’altezza minima richiesta.

È stato inoltre affermato che discendendo la previsione normativa del suddetto limite di altezza da un decreto ministeriale la relativa legittimità può essere apprezzata incidentalmente dal giudice ordinario ai fini dell’eventuale disapplicazione.

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