La certificazione dell’autografia del conferente il mandato alla lite è assicurata dall’unica firma con la quale il difensore dà paternità all’atto.

Cassazione civile, sez. unite, 28 novembre 2005, n. 25032

«L’art. 83 terzo comma cod. proc. civ., che richiede, per la procura speciale alla lite conferita in calce od a margine di determinati atti, la certificazione da parte del difensore dell’autografia della sottoscrizione del conferente, è osservato sia quando la firma del difensore si trovi subito dopo detta sottoscrizione, con o senza apposite diciture (come “per autentica”, o “vera”), sia quando tale firma del difensore sia apposta in chiusura del testo del documento nel quale il mandato si inserisce [...]

«L’affermazione del principio dinanzi riportato discende essenzialmente dall’analisi delle finalità dell’adempimento in esame.

La certificazione della sottoscrizione del conferente la procura non è autenticazione in senso proprio, quale quella effettuata secondo le previsioni dell’art. 2703 cod. civ. [...] avendo soltanto la funzione di attestare l’appartenenza della sottoscrizione ad una determinata persona, previamente identificata o personalmente conosciuta, a prescindere da ogni accertamento circa la legittimazione, i poteri, la capacità e la volontà manifestata dal sottoscrittore.

La suddetta funzione non richiede la vicinanza cartolare della firma della parte e della firma del difensore, né l’interposizione fra l’una e l’altra di diciture solenni o formule sacramentali recanti un’esplicita attestazione di appartenenza della sottoscrizione del mandato al soggetto che dichiara di conferirlo, ed è pienamente realizzata anche quando il difensore, a chiusura del documento dichiaratamente redatto in nome e per conto di quel soggetto sulla scorta della procura in esso incorporata, apponga la propria firma.

Tale firma, infatti, esprimendo da parte del difensore assunzione della paternità dell’atto in tutte le sue componenti, inclusa la procura in calce od a margine (che ne è elemento non separabile), non può non integrare un’attestazione inequivoca, ancorché indiretta, tanto della sussistenza e dell’effettività del mandato, quanto dell’autenticità della sottoscrizione, vale a dire della sua provenienza del soggetto (identificato o comunque conosciuto) che si dichiara conferente, trattandosi di presupposti per il corretto espletamento dell’incarico ricevuto.

[...] L’esigere una seconda firma del difensore, appositamente collocata in sequela dopo la firma del mandato da parte del soggetto rappresentato, non risponderebbe ad alcun apprezzabile scopo, e sarebbe del tutto ultroneo, dato che la rilevata unitarietà dell’atto e la non scindibilità della procura dal documento che la contiene ostano alla possibilità di riferire la firma del difensore ad una sola porzione del documento stesso, con esclusione di quella in cui si trova la procura.

La soluzione non può mutare nel caso della procura in calce, solo perché il relativo testo e la firma del soggetto che la conferisce seguono la firma del difensore.

Anche la procura in calce, espressamente indicata all’interno dell’atto processuale quale titolo in forza del quale il difensore opera in rappresentanza del cliente, è componente e parto integrante del relativo documento, unitariamente inteso, e non configura un elemento separato ed aggiunto, di modo che non si sottrae al valore certificatorio della firma, con la quale il difensore fa proprio l’atto nella sua globalità.
In conclusione, la certificazione dell’autografia, della sottoscrizione del conferente il mandato alla lite, richiesta dall’art. 83 terzo comma cod. proc. civ., è assicurata, sia per la procura a margine che per la procura in calce, dall’unica firma con la quale il difensore, avvalendosi della procura, dà paternità all’atto processuale».

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