Il diritto di assunzione del maso chiuso da parte dell’erede è legato all’accettazione dell’eredità nel termine decennale

Cassazione civile, sez. VI, 14 aprile 2017, n. 9713

Il diritto di assunzione del maso chiuso da parte dell’erede è legato all’accettazione dell’eredità nel termine decennale

Riferimenti

Il diritto di assunzione del maso da parte dell’erede comproprietario è legato all’accettazione dell’eredità nel termine di prescrizione decennale.

«Per i beni soggetti al regime tavolare, previsto dal R.D. 28 marzo 1929, n. 499, nelle provincie già austro-ungariche, l’efficacia costitutiva dell’iscrizione o intavolazione è limitata agli atti tra vivi, e non è estensibile ai trasferimenti per successione ereditaria, o agli acquisti a titolo originario, come l’usucapione.
In effetti, il certificato di eredità previsto, nelle provincie soggette al regime tavolare, dal R.D. 28 marzo 1929 n. 499, art. 13, fa presumere, ad ogni effetto, la qualità di erede, ai sensi dell’art. 21 del predetto R.D., ma trattasi di presunzione, che è “iuris tantum” (Cass. n. 11195/1996). Inoltre l’assenza di carattere costitutivo del sistema di pubblicità tavolare per gli acquisti per causa di morte, in relazione ai quali, anzi, come si desume dall’art. 3 del decreto istitutivo, l’intavolazione non ha nemmeno il valore di una condizione di opponibilità, occorrendo andare a verificare la qualità di erede secondo la normativa successoria (così Cass. n. 6240/1996; Cass. n. 6322/1999), esclude che la sola intavolazione del certificato di eredità compiuta su iniziativa di un determinato soggetto anche nell’interesse di altro beneficiario, possa di per sè determinare l’acquisto della qualità di erede.
In sostanza, vuol dirsi che anche in assenza di successiva opposizione al rilascio del certificato da parte del ricorrente, questi, in mancanza di una ratifica che non si esaurisca nella mera inerzia, ben avrebbe potuto contestare la propria qualità di erede, in quanto scaturente da attività svolta da terzi in assenza di un previo incarico.
Ad avviso del Collegio appare quindi corretta l’affermazione del giudice di merito che ha escluso che possa attribuirsi valenza di ratifica al mero silenzio serbato da parte del ricorrente, ben potendosi fare richiamo ai principi espressi da Cass. n. 15888/2014, che, sebbene in relazione alla presentazione della domanda di voltura catastale, ha ribadito che l’attività svolta anche da un coerede nell’interesse di altro coerede, in tanto può determinare l’accettazione dell’eredità, ancorchè in maniera tacita, in quanto, in assenza di una preventiva delega, vi sia stata la successiva ratifica».

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