Pubblicità di acqua minerale a basso contenuto di sodio solo se complessivamente inferiore a 20 mg/l.

Corte di giustizia dell’Unione europea, 17 dicembre 2015, C. 157-14

Pubblicità di acqua minerale a basso contenuto di sodio solo se complessivamente inferiore a 20 mg/l.

Riferimenti

Il contenuto di sodio delle acque minerali naturali deve essere calcolato non soltanto sulla base del cloruro di sodio, ma anche sulla base del bicarbonato di sodio.
Un’acqua minerale naturale non può menzionare di essere a basso contenuto di sale o di sodio, oppure di essere indicata per le diete povere di sodio, se il suo tenore di sodio è uguale o superiore a 20 mg/l, a prescindere dalla forma chimica del sodio.

La Neptune Distribution si occupa della vendita e della distribuzione delle acque minerali naturali frizzanti «Saint-Yorre» e «Vichy Célestins». Nel 2009, l’amministrazione francese ha ingiunto alla Neptune Distribution di sopprimere qualsiasi menzione volta a far credere che tali acque avessero un basso o bassissimo contenuto di sale o di sodio. Tale ingiunzione riguardava, in particolare, le seguenti menzioni: «La St-Yorre contiene soltanto 0,53 g di sale (o cloruro di sodio) per litro, ossia meno che un litro di latte!!!»; «La Vichy Célestins contiene solo 0,39 g di sale per litro, ossia da 2 a 3 volte meno che un litro di latte!». La Neptune Distribution ha impugnato tale decisione.
Investito della causa nell’ultimo grado di giudizio, il Consiglio di Stato francese chiede alla Corte di giustizia se la quantità di sodio presente nelle acque di cui trattasi debba essere calcolata sulla sola base del cloruro di sodio (sale da tavola) o anche sulla base della quantità complessiva di sodio contenuta nella bevanda, in qualunque sua forma (incluso, quindi, il bicarbonato di sodio). Infatti, il consumatore potrebbe essere indotto in errore qualora un’acqua venisse presentata come a basso contenuto di sodio o di sale o come indicata per le diete povere di sodio, mentre in realtà sarebbe ricca di bicarbonato di sodio.
Nel caso in cui il bicarbonato di sodio dovesse essere preso in considerazione per il calcolo della quantità di sodio, il Consiglio di Stato sottolinea che i distributori di acque minerali naturali potrebbero essere privati della possibilità di riportare informazioni oggettivamente esatte, il che potrebbe limitare la libertà d’impresa e la libertà di espressione e d’informazione pubblicitaria. Infatti, il bicarbonato di sodio potrebbe essere considerato meno dannoso per la salute umana che il cloruro di sodio, in quanto nessun dato scientifico consentirebbe, al momento, di affermare che il bicarbonato di sodio induca od aggravi l’ipertensione arteriosa allo stesso modo e nelle stesse proporzioni del sale da tavola.
Con la sentenza odierna, la Corte rileva innanzitutto che il regolamento sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute (Regolamento CE n. 1924/2006) vieta, per le acque minerali naturali e le altre acque, l’utilizzo dell’indicazione «a bassissimo contenuto di sodio/sale». Alla luce della direttiva sulle acque minerali naturali (Direttiva 2009/54/CE), le indicazioni o le menzioni volte a far credere al consumatore che tali acque abbiano un basso contenuto di sodio o di sale oppure che siano indicate per le diete povere di sodio possono essere utilizzate, a condizione che il contenuto di sodio sia inferiore a 20 mg/l.
A tale riguardo, la Corte ricorda che il legislatore dell’Unione ha inteso garantire ai consumatori un’informazione adeguata e trasparente sul contenuto di sodio delle acque destinate al consumo. Poiché il sodio è un componente di diversi composti chimici (in particolare, del cloruro di sodio e del bicarbonato di sodio), la sua quantità presente nelle acque minerali naturali deve essere valutata tenendo conto della sua presenza complessiva nelle acque minerali naturali in questione, qualunque sia la sua forma chimica. Pertanto, il consumatore può essere indotto in errore qualora le confezioni, le etichette e la pubblicità delle acque minerali naturali indichino che queste ultime sono a basso contenuto di sodio o di sale, oppure che sono indicate per le diete povere di sodio mentre, in realtà, contengono 20 mg/l o più di sodio.
Per quanto riguarda la validità del divieto di far figurare sulle confezioni, sulle etichette e nella pubblicità delle acque minerali naturali qualsiasi indicazione o menzione relativa al basso contenuto di tali acque di cloruro di sodio, ovvero sale da tavola, che possa indurre in errore il consumatore circa il contenuto complessivo di sodio delle acque minerali in questione, la Corte ritiene che tale divieto sia giustificato e proporzionato in quanto risponde all’esigenza di garantire al consumatore l’informazione più precisa e trasparente possibile ed è adeguato e necessario per garantire la tutela della salute umana all’interno dell’Unione. Infatti, non si può escludere con certezza l’esistenza di un rischio per la salute umana derivante dal consumo abbondante del sodio presente in diversi composti chimici, in particolare nel bicarbonato di sodio, e di conseguenza il principio di precauzione giustifica l’adozione di misure restrittive dei diritti fondamentali.

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Massima tratta da: Corte di Giustizia UE