Richiesta di messa alla prova in sede di opposizione a decreto penale, è competente il GIP

Cassazione penale, sez. I, 4 maggio 2017, n. 21324

Richiesta di messa alla prova in sede di opposizione a decreto penale, è competente il GIP

Riferimenti

Sulla richiesta di sospensione del procedimento e di messa alla prova ex art. 464 bis cod. proc. pen., avanzata in sede di opposizione a decreto penale di condanna, è competente a decidere il giudice per le indagini preliminari e non il giudice del dibattimento. L’art 464-bis, 2 comma ultimo capoverso  prevede che, nel procedimento per decreto, la richiesta è presentata con l’atto di opposizione e ciò determina che il processo dovrà riprendere dall’emissione da parte del GIP del decreto di giudizio immediato, salvo che siano state presentate altre richieste e che queste siano ancora da valutare. Ciò in applicazione del principio di diritto per cui se, in caso di opposizione, l’imputato non chieda il giudizio abbreviato o il patteggiamento o manchi il consenso del PM o sia rigettata la richiesta di applicazione della pena perchè incongrua, il Giudice deve procedere al giudizio immediato che costituisce l’esito necessario dell’opposizione quando difettino i presupposti per l’accesso ad altri riti (Cass. Pen. sez. IV, n. 6574/2009).

Ne deriva che nel caso di richiesta di messa alla prova presentata con l’opposizione a decreto penale di condanna il giudice competente non può che essere il GIP che avendo ancora disponibilità del fascicolo è da considerare come il giudice che procede.

Art. 464-bis c.p.p. Sospensione del procedimento con messa alla prova

1. Nei casi previsti dall’articolo 168-bis del codice penale l’imputato può formulare richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova.
2. La richiesta può essere proposta, oralmente o per iscritto, fino a che non siano formulate le conclusioni a norma degli articoli 421 e 422 o fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado nel giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione diretta a giudizio. Se è stato notificato il decreto di giudizio immediato, la richiesta è formulata entro il termine e con le forme stabiliti dall’articolo 458, comma 1. Nel procedimento per decreto, la richiesta è presentata con l’atto di opposizione.
3. La volontà dell’imputato è espressa personalmente o per mezzo di procuratore speciale e la sottoscrizione è autenticata nelle forme previste dall’articolo 583, comma 3.
4. All’istanza è allegato un programma di trattamento, elaborato d’intesa con l’ufficio di esecuzione penale esterna, ovvero, nel caso in cui non sia stata possibile l’elaborazione, la richiesta di elaborazione del predetto programma. Il programma in ogni caso prevede:
a) le modalità di coinvolgimento dell’imputato, nonché del suo nucleo familiare e del suo ambiente di vita nel processo di reinserimento sociale, ove ciò risulti necessario e possibile;
b) le prescrizioni comportamentali e gli altri impegni specifici che l’imputato assume anche al fine di elidere o di attenuare le conseguenze del reato, considerando a tal fine il risarcimento del danno, le condotte riparatorie e le restituzioni, nonché le prescrizioni attinenti al lavoro di pubblica utilità ovvero all’attività di volontariato di rilievo sociale;
c) le condotte volte a promuovere, ove possibile, la mediazione con la persona offesa.
5. Al fine di decidere sulla concessione, nonché ai fini della determinazione degli obblighi e delle prescrizioni cui eventualmente subordinarla, il giudice può acquisire, tramite la polizia giudiziaria, i servizi sociali o altri enti pubblici, tutte le ulteriori informazioni ritenute necessarie in relazione alle condizioni di vita personale, familiare, sociale ed economica dell’imputato. Tali informazioni devono essere portate tempestivamente a conoscenza del pubblico ministero e del difensore dell’imputato.

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Massima tratta da: Massimario della Corte di Cassazione