Reato di violazione di sigilli nel caso di apposizione per evitare l’uso illegittimo della cosa.

Cassazione penale, sez. unite, 10 febbraio 2010, n. 5385

Reato di violazione di sigilli nel caso di apposizione per evitare l’uso illegittimo della cosa.

Riferimenti

Il reato di violazione di sigilli, oltre il tenore letterale dell’art. 349 c.p., si configura anche nel caso di apposizione dei sigilli per evitare l’uso illegittimo della cosa.

Il reato di violazione di sigilli di cui all’art. 349 c.p. per cui risulta punita la condotta di “chiunque viola i sigilli, per disposizione della legge o per ordine dell’autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o l’identità di una cosa” è invero configurabile anche nel caso in cui la condotta tipica abbia riguardo a sigilli apposti esclusivamente per impedire l’uso illegittimo della cosa e non solo quando gli stessi siano stati apposti per assicurarne la conservazione o l’identità.

Secondo le sezioni unite «contrasterebbe in modo evidente con la ratio della incriminazione che venissero sottratte alla tutela penale dell’art. 349 c.p. molte e importanti ipotesi di sequestro cautelare disposto dall’autorità giudiziaria […] Ciò in particolare accadrebbe per il sequestro preventivo penale (art. 321 c.p.p.) […] che è preordinato proprio ad impedire la disponibilità della cosa pertinente al reat, per evitare che dall’uso di essa possa derivare l’aggravamento o la protrazione delle conseguenze o l’agevolazione della commissione di altri reati».

Art. 349 cod. pen.
Violazione di sigilli.
Chiunque viola i sigilli, per disposizione della legge o per ordine dell’Autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o la identità di una cosa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 103 euro a 1.032 euro.
Se il colpevole è colui che ha in custodia la cosa, la pena è della reclusione da tre a cinque anni e della multa da 309 euro a 3.098 euro.

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