Condono edilizio ex art. 32 d.l. 269/2003. Non occorre attendere 36 mesi dal pagamento dell’oblazione per l’estinzione del reato se interviene l’attestazione di congruità dell’oblazione corrisposta.

Corte Costituzionale, 28 marzo 2008, n. 70

Condono edilizio oblazione estinzione reatoDichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 32, comma 36, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e la correzione dell’andamento dei conti pubblici), convertito, con modificazioni, nella legge 24 novembre 2003, n. 326, nella parte in cui non prevede che gli effetti di cui all’art. 38, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell’attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie), si producono anche allorché, anteriormente al decorso dei 36 mesi dal pagamento dell’oblazione, sia intervenuta l’attestazione di congruità da parte dell’autorità comunale dell’oblazione corrisposta.

I passaggi salienti del corpo motivazionale in sentenza.

La disciplina del condono edilizio dettata dall’art. 32 del decreto-legge n. 269 del 2003 opera su due piani distinti: sul piano penale, al ricorrere dei presupposti di legge, determina l’estinzione dei reati edilizi; su quello amministrativo comporta il conseguimento della concessione in sanatoria (e l’estinzione dell’illecito amministrativo).
Ai fini della estinzione dei reati, l’art. 32, comma 36, richiede il concorso di tre elementi: la presentazione della domanda di definizione dell’illecito nei termini (compresi tra l’11 novembre 2004 e il 10 dicembre 2004, ai sensi del comma 32); il pagamento integrale dell’oblazione (come determinata nell’Allegato 1, e nei termini ivi indicati: comma 38); infine, il decorso di 36 mesi da tale pagamento. Entro il medesimo termine, inoltre, si prescrive il diritto al conguaglio delle somme da parte dell’amministrazione ovvero il diritto al rimborso spettante al privato.
[…]
In realtà, occorre considerare che, ai fini dell’estinzione del reato, ai sensi dell’art. 32, comma 36, del decreto-legge n. 269 del 2003, requisito essenziale è l’integralità dell’oblazione corrisposta dall’imputato. È dunque necessario che il giudice accerti che il versamento effettuato corrisponda a quello realmente dovuto, in relazione alla tipologia dell’abuso commesso. […]
La previsione di un termine a decorrere dal pagamento dell’oblazione, quale presupposto dell’estinzione del reato, assume significato proprio ove la si colleghi alle attività che l’amministrazione comunale deve svolgere per verificare la congruità della somma pagata. Infatti, essa è innanzitutto volta a consentire che, affinché si possa determinare l’estinzione del reato, l’amministrazione accerti che l’oblazione versata sia quella dovuta in base alla legge, onde evitare elusioni della disposizione.
Al tempo stesso, tale previsione pone un limite temporale per effettuare i controlli e gli accertamenti (anche di fatto) necessari, in modo da evitare che il ritardo o l’inerzia dell’amministrazione possano procrastinare indefinitamente l’estinzione del reato. A tal fine l’art. 32, comma 36, stabilisce che il decorso del termine ivi previsto, unitamente al verificarsi degli altri presupposti, determini comunque l’effetto estintivo.
[…]
per come è formulato, l’art. 32, comma 36, rende necessario comunque attendere il decorso di 36 mesi dal pagamento dell’oblazione, senza consentire al giudice di tener conto degli accertamenti effettuati dall’amministrazione anteriormente alla scadenza del suddetto termine. In altre parole, la disposizione censurata esclude che possa essere dichiarato estinto il reato prima dei trentasei mesi, pur quando il comune abbia accertato che l’oblazione versata corrisponde a quella effettivamente dovuta, ove tale accertamento sia avvenuto prima del decorso del suddetto termine.
Tale previsione risulta manifestamente irragionevole dal momento che, allorché l’autorità comunale abbia verificato la congruità dell’oblazione versata, il decorso di un tempo ulteriore non assolve più ad alcuna funzione ed è pertanto privo di ogni ragionevole giustificazione.
Conseguentemente, l’art. 32, comma 36, deve ritenersi illegittimo nella parte in cui non prevede che il reato si estingua anche allorché, anteriormente al decorso di 36 mesi dal pagamento dell’oblazione, sia intervenuta l’attestazione di congruità da parte dell’autorità comunale dell’oblazione corrisposta.

(estratto della sentenza)

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