Può incorrere in legittimo licenziamento il dirigente che soffra di sindrome depressiva.

Cassazione civile, sez. lavoro, 7 marzo 2012, n. 3547

Depressione dirigente licenziamentoSecondo consolidato orientamento della Suprema Corte «può considerarsi licenziamento ingiustificato del dirigente…solo quello non sorretto da alcun motivo (e che quindi sia meramente arbitrario) ovvero sorretto da un motivo che si dimostri pretestuoso e quindi non corrispondente alla realtà, di talché la sua ragione debba essere rinvenuta unicamente nell’intento di liberarsi della persona del dirigente e non in quello di perseguire il legittimo esercizio del potere riservato all’imprenditore (Cass. n. 21748/2010; Cass. n. 17013/2006). Con la conseguenza che il licenziamento del dirigente, quando è motivato e la sua motivazione, oltre ad essere lecita, è anche obiettivamente verificabile non è arbitrario e, di conseguenza, è giustificato ai sensi del contratto collettivo».
Non viola tale principio il licenziamento del dirigente che versi – come nella fattispecie – in uno stato ansioso depressivo reattivo tale da porlo in condizione di non poter rendere la sua prestazione essendo incompatibile il grado di responsabilità con la terapia di riposo psichico prescritta dai medici.
Specificano gli ermellini che la capacità ovvero l’incapacità a rendere la prestazione deve essere valutata, siccome ad esso funzionalmente connessa, al grado di impegno decisionale richiesto ad un dirigente per le specifiche elevate responsabilità che gli competono e, perciò, alla compatibilità del riposo psichico prescritto con quel grado di impegno.

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