Resistenza a pubblico ufficiale, percosse, lesioni, aggravante ex art. 61, n. 2 c.p.

Cassazione penale, sez. VI, 16 aprile 2009, n. 16044

Resistenza pubblico ufficiale percosse lesioniIl delitto di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) assorbe soltanto quel minimo di violenza che si concreta nelle percosse (art. 581 c.p.), non anche quegli atti che, esorbitando da tali limiti, siano causa di lesioni personali in danno dell’interessato.
Qualora gli atti posti in essere siano tali da cagionare delle lesioni personali ne deriva che il delitto di lesioni (art. 582 c.p.) concorre con quello di resistenza a pubblico ufficiale.
Tanto secondo il richiamato principio di diritto enunciato dalla medesima sezione in sentenza n. 27703/2008 laddove la Corte ebbe modo di specificare altresì che se l’atto di violenza, con il quale l’agente ha consapevolmente prodotto le lesioni, non risulti fine a se stesso, ma sia stato posto in essere allo scopo di resistere al pubblico ufficiale, si realizza il presupposto per ritenere la sussistenza della circostanza aggravante della connessione teleologica di cui all’art. 61, n. 2, c.p. a nulla rilevando che reato mezzo (lesioni) e reato fine (resistenza) siano integrati dalla stessa condotta materiale.

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