Legge 30 aprile 1969, n. 153

Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale.

(Gazz. Uff., 30 aprile 1969, n. 111)

revisione ordinamenti pensionisticiAssunzione dell’onere delle pensioni sociali


Art. 1
A decorrere dal 1° gennaio 1976 lo Stato assume a suo completo carico l’onere della pensione sociale di cui all’art. 1 della legge 21 luglio 1965, n. 903, e di quella istituita con l’art. 26 della presente legge.


Finanziamento del fondo sociale


Art. 2
L’apporto dello Stato previsto per l’anno 1969 in complessive lire 454,6 miliardi dall’art. 3 lett. a) della L. 21 luglio 1965, n. 903, dall’art. 15 della L. 22 luglio 1966, n. 613, dall’art. 22 lett. b) della L. 27 luglio 1967, n. 658, e dall’art. 3 della L. 18 marzo 1968, n. 238, viene elevato per l’anno medesimo a complessive lire 904 miliardi.
Per gli anni dal 1970 al 1975 - in aggiunta all’apporto di complessive lire 474,6 miliardi previsto per l’anno 1970 dalle disposizioni indicate al primo comma, che resta confermato nello stesso importo per ciascuno degli anni successivi fino al 1975 - è autorizzato l’ulteriore apporto di complessive lire 2.859,4 miliardi.
Gli apporti di cui ai commi precedenti sono attribuiti al fondo sociale, alle gestioni speciali per l’assicurazione invalidità e vecchiaia dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, degli artigiani e degli esercenti attività commerciali come dall’allegata tabella A.


Art. 3
All’onere di lire 449,4 miliardi relativo all’anno finanziario 1969 si provvede:
- quanto a lire 95 miliardi con le maggiori entrate derivanti dal decreto-legge 15 febbraio 1969, n. 10, recante modificazioni al regime fiscale delle benzine speciali diverse dall’acqua ragia minerale, della benzina e del petrolio diverso da quello lampante, nonché dei gas di petrolio liquefatti per l’autotrazione;
- quanto a lire 354,4 miliardi con un netto ricavo derivante da operazioni finanziarie che il Ministro per il tesoro è autorizzato ad effettuare mediante la contrazione di mutui con il Consorzio di credito per le opere pubbliche o con emissioni di buoni poliennali del tesoro o di speciali certificati di credito.
Il Ministro per il tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
All’onere complessivo di lire 3.078,4 miliardi relativo al periodo 1970-1975 si provvede:
- per un importo non inferiore a lire 1.819,4 miliardi con le previste risorse di bilancio, alle quali concorrono anche le maggiori entrate di cui al D.L. 15 febbraio 1969, n. 10, nonché le disponibilità conseguenti alla cessazione dell’onere di cui all’art. 6 della L. 21 luglio 1965, n. 903;
- per un importo non superiore a lire 1.259 miliardi con ricorso straordinario ad operazioni finanziarie che il Ministro per il tesoro è autorizzato ad effettuare in una o più soluzioni, mediante mutui da contrarre con il Consorzio di credito per le opere pubbliche o attraverso emissione di buoni poliennali del tesoro o di speciali certificati di credito .


Art. 4
I mutui con il Consorzio di credito per le opere pubbliche, da ammortizzare in un periodo non superiore a venti anni, saranno contratti nelle forme, alle condizioni e con le modalità che verranno stabilite con apposite convenzioni da stipularsi tra il Ministro per il tesoro ed il Consorzio di credito per le opere pubbliche e da approvarsi con decreto del Ministro per il tesoro.
Il servizio dei mutui sarà assunto dal Ministero del tesoro.
Le rate di ammortamento saranno iscritte negli stati di previsione della spesa del Ministero medesimo e specificatamente vincolate a favore del Consorzio di credito per le opere pubbliche.
Per la emissione di buoni poliennali del tesoro a scadenza non superiore a nove anni si osservano le disposizioni di cui alla L. 27 dicembre 1953, n. 941.
Per la emissione dei certificati di credito si osservano le condizioni e le modalità di cui agli articoli 9 e10 del D.L. 17 marzo 1967, n. 80, convertito, con modificazioni, nella L. 13 maggio 1967, n. 267.
Per le operazioni finanziarie relative all’anno 1969, per un ricavo netto di lire 354,4 miliardi alle spese ed agli interessi, si provvede con una corrispondente maggiorazione del ricavo medesimo.
Il Ministro per il tesoro è autorizzato ad apportare con propri decreti, nei singoli esercizi le occorrenti variazioni di bilancio.


Art. 5
Ai fini della progressiva assunzione a completo carico dello Stato dell’onere relativo alla pensione sociale, in aggiunta alle somme di cui al precedente art. 2, è autorizzata l’erogazione in favore del Fondo sociale dei seguenti contributi integrativi:
lire 23 miliardi nell’anno 1970;
lire 137 miliardi nell’anno 1971;
lire 169 miliardi nell’anno 1972;
lire 263 miliardi nell’anno 1973;
lire 393 miliardi nell’anno 1974;
lire 535 miliardi nell’anno 1975.
All’onere complessivo di lire 1.520 miliardi di cui al precedente comma si provvede con le previste risorse di bilancio, comprensive della disponibilità di lire 138 miliardi derivante dalla riduzione di 23 miliardi a partire dall’anno 1970 e fine al 1975 dell’annualità dovuta al Fondo di cui all’art. 7 del D.L. 23 gennaio 1958, n. 8, convertito nella L. 23 febbraio 1958, n. 84.


Art. 6
La contribuzione a favore del Fondo sociale posta a carico del Fondo per l’adeguamento delle pensioni è ridotta, per gli anni dal 1969 al 1975, alle seguenti aliquote percentuali delle retribuzioni in base alle quali sono calcolati i contributi per il finanziamento del Fondo predetto:
anno 1969 ........................... 4,39%;
anno 1970 ........................... 4,39%;
anno 1971 ........................... 4,39%;
anno 1972 ........................... 4,30%;
anno 1973 ........................... 3,70%;
anno 1974 ........................... 2,90%;
anno 1975 ........................... 2,09%.
La contribuzione a favore del Fondo sociale, posta a carico delle Gestioni speciali per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni e per gli artigiani, è ridotta, per gli anni dal 1971 al 1975, alle seguenti aliquote percentuali del gettito annuo dei contributi per l’adeguamento delle pensioni, dovuti dalle categorie interessate alle predette gestioni:
anno 1971 ........................... 55,6%;
anno 1972 ........................... 44,4%;
anno 1973 ........................... 33,3%;
anno 1974 ........................... 22,2%;
anno 1975 ........................... 11,1%.
La contribuzione a favore del Fondo sociale posta a carico della Gestione speciale per gli esercenti attività commerciali, è ridotta, per gli anni dal 1971 al 1975, alle seguenti aliquote percentuali del gettito annuo dei contributi per l’adeguamento delle pensioni, dovuti alla categoria interessata dalla predetta Gestione:
anno 1971 ........................... 62,5%;
anno 1972 ........................... 50%;
anno 1973 ........................... 37,5%;
anno 1974 ........................... 25%;
anno 1975 ........................... 12,5%.


Miglioramento dei trattamenti di pensione


Art. 7
A decorrere dal 1° gennaio 1969, gli importi mensili dei trattamenti minimi di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, previsti dall’art. 2 del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, sono elevati a:
- lire 23.000 mensili, per i titolari di età inferiori a 65 anni;
- lire 25.000 mensili, per i titolari che abbiano compiuto i 65 anni di età.
A decorrere dalla stessa data, gli importi mensili dei trattamenti minimi di pensione a carico delle gestioni speciali per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni, per gli artigiani e per gli esercenti attività commerciali, previsti dall’art. 3, secondo comma, del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, sono elevati, per tutte le categorie di pensione, a lire 18.000 mensili.


Art. 8
Ai cittadini italiani, le cui posizioni assicurative sono state trasferite dall’Istituto nazionale della previdenza sociale all’Istituto nazionale di assicurazione sociale libico, in forza dell’art. 12 dell’accordo italo-libico del 2 ottobre 1956 ratificato con legge 17 agosto 1957, n. 843, e che hanno acquisito il diritto a pensione a carico dell’assicurazione libica entro il 31 dicembre 1965, è corrisposto a decorrere al 1° gennaio 1969, dall’Istituto nazionale della previdenza sociale ed a totale carico del Fondo per l’adeguamento delle pensioni, un aumento dell’integrazione di cui all’art. 15 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, fino al raggiungimento dell’importo mensile dei trattamenti minimi previsti dall’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti.
I trattamenti minimi di cui al primo comma sono dovuti anche ai titolari di pensione il cui diritto sia acquisito in virtù del cumulo dei periodi assicurativi e contributivi previsto da accordi o convenzioni internazionali in materia di assicurazione sociale, a condizione che l’assicurato possa far valere nella competente gestione pensionistica un’anzianità contributiva in costanza di rapporto di lavoro svolto in Italia non inferiore a dieci anni .
Ai fini dell’integrazione ai suddetti trattamenti minimi si tiene conto dell’eventuale trattamento pensionistico corrisposto a carico di organismi assicuratori di Paesi legati all’Italia da accordi o convenzioni internazionali di sicurezza sociale; a decorrere dal 1° gennaio 1996 detta integrazione viene annualmente ricalcolata in funzione delle variazioni di importo dei predetti trattamenti pensionistici esteri intervenute al 1° gennaio di ciascun anno; qualora le operazioni di adeguamento periodico delle pensioni abbiano comportato il pagamento di somme eccedenti il dovuto, il relativo recupero sarà effettuato in conformità all’articolo 11 della legge 23 aprile 1981, n. 155. Le integrazioni al trattamento minimo che, al 1° gennaio 1996, risultino eccedenti l’importo effettivamente dovuto per effetto delle disposizioni di cui al comma precedente, restano confermate nella misura erogata al 31 dicembre 1995 fino a quando il relativo importo non venga assorbito dalle perequazioni della pensione base. Le modalità di accertamento delle variazioni degli importi pensionistici esteri ed il tasso di cambio da utilizzare per la conversione in lire italiane di tali importi saranno stabiliti con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale di concerto con i Ministri degli affari esteri e del tesoro .
I lavoratori emigranti che siano in possesso dei prescritti requisiti per il diritto a pensione in virtù del cumulo dei periodi assicurativi e contributivi di cui al secondo comma hanno diritto anche sulla base di certificazione provvisoria rilasciata da competenti organismi esteri, alla liquidazione di un’anticipazione sulla pensione che è integrata ai trattamenti minimi. Tale integrazione non spetta ai titolari di altro trattamento di pensione ed è riassorbita in relazione agli importi di pro-rata eventualmente corrisposti da organismi assicuratori esteri .


Art. 9
Con effetto dal 1° gennaio 1969 le pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti aventi decorrenza anteriore a tale data, nonché le pensioni a carico delle gestioni speciali per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni, per gli artigiani e per gli esercenti attività commerciali, sono aumentate in misura pari al dieci per cento del loro ammontare.


Art. 10
Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente legge, le pensioni di anzianità, di vecchiaia e di invalidità, dell’assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti, dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, degli artigiani e degli esercenti attività commerciali, da liquidare alle lavoratrici assicurate in base alle disposizioni vigenti anteriormente al 1° maggio 1968 sono determinate con gli stessi criteri di calcolo stabiliti per i lavoratori assicurati.
Con effetto dal 1° gennaio 1969 le pensioni delle assicurazioni obbligatorie previste al comma precedente, liquidate alle lavoratrici assicurate in base alle disposizioni vigenti anteriormente al 1° maggio 1968, sono riliquidate determinandone l’importo con gli stessi criteri di calcolo stabiliti per i lavoratori assicurati, ferme restando le disposizioni di cui al precedente art. 9.


Art. 11
Per le pensioni aventi decorrenza successiva al 31 dicembre 1968, la misura massima della percentuale di commisurazione della pensione alla retribuzione indicata nella tabella D), annessa al D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, è stabilita nel 74%.
Per le pensioni aventi decorrenza successiva al 31 dicembre 1975 la predetta misura è stabilita nell’80 per cento.
Le misure intermedie della percentuale prevista, nei casi sopra indicati, sono determinate nelle tabelle B e C annesse alla presente legge.
Le percentuali previste ai precedenti commi si applicano anche alle pensioni riliquidate ai sensi dell’articolo 14, ultimo comma del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, a favore dei titolari che compiano l’età prevista per il pensionamento di vecchiaia rispettivamente in data successiva al 31 dicembre 1968 e al 31 dicembre 1975.
Il titolare di pensione di anzianità liquidata a norma dell’articolo 13 della legge 21 luglio 1965, n. 903, il quale abbia compiuto l’età prevista per il pensionamento di vecchiaia anteriormente al 1° maggio 1968, e faccia valere contribuzione effettiva in costanza di lavoro o figurativa successivamente alla data di decorrenza della pensione, può ottenere la riliquidazione della pensione stessa con decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della relativa domanda in base alle disposizioni del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488.
Alla pensione riliquidata a norma del precedente comma si applica l’aumento previsto dall’articolo 9 della presente legge.
Le disposizioni di cui ai commi quarto, quinto e sesto del presente articolo, e all’art. 14, ultimo comma, del D.P.R. 27 aprile 1968, n. 488, si applicano ai superstiti anche nel caso in cui il titolare di pensione di anzianità, liquidata a norma dell’art. 13 della L. 21 luglio 1965, n. 903, sia deceduto prima di aver compiuto l’età prevista per il pensionamento di vecchiaia .


Art. 12 - (Determinazione del reddito da lavoro dipendente ai fini contributivi)
Gli articoli 1 e 2 del decreto-legge 1° agosto 1945, n. 692, recepiti negli articoli 27 e 28 del testo unico delle norme sugli assegni familiari, approvato con decreto 30 maggio 1955, n. 797 e l’art. 29 del testo unico delle disposizioni contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, approvato con decreto 30 giugno 1965, n. 1124, sono sostituiti dal seguente: “1. Costituiscono redditi di lavoro dipendente ai fini contributivi quelli di cui all’articolo 46, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, maturati nel periodo di riferimento . 2. Per il calcolo dei contributi di previdenza e assistenza sociale si applicano le disposizioni contenute nell’articolo 48 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, salvo quanto specificato nei seguenti commi. 3. Le somme e i valori di cui al comma 1 dell’articolo 48 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, si intendono al lordo di qualsiasi contributo e trattenuta, ivi comprese quelle di cui al comma 2, lettera h), dello stessoarticolo 48. 4. Sono esclusi dalla base imponibile: a) le somme corrisposte a titolo di trattamento di fine rapporto; b) le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori, nonché quelle la cui erogazione trae origine dalla predetta cessazione, fatta salva l’imponibilità dell’indennità sostitutiva del preavviso; c) i proventi e le indennità conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento danni; d) le somme poste a carico di gestioni assistenziali e previdenziali obbligatorie per legge; le somme e le provvidenze erogate da casse, fondi e gestioni di cui al successivo punto f) e quelle erogate dalle Casse edili di cui al comma 4; i proventi derivanti da polizze assicurative; i compensi erogati per conto di terzi non aventi attinenza con la prestazione lavorativa; e) nei limiti ed alle condizioni stabilite dall’articolo 2 del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dallalegge 23 maggio 1997, n. 135, le erogazioni previste dai contratti collettivi aziendali, ovvero di secondo livello, delle quali sono incerti la corresponsione o l’ammontare e la cui struttura sia correlata dal contratto collettivo medesimo alla misurazione di incrementi di produttività, qualità ed altri elementi di competitività assunti come indicatori dell’andamento economico dell’impresa e dei suoi risultati; f) i contributi e le somme a carico del datore di lavoro, versate o accantonate, sotto qualsiasi forma, a finanziamento delle forme pensionistiche complementari di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e successive modificazioni e integrazioni, e a casse, fondi, gestioni previste da contratti collettivi o da accordi o da regolamenti aziendali, al fine di erogare prestazioni integrative previdenziali o assistenziali a favore del lavoratore e suoi familiari nel corso del rapporto o dopo la sua cessazione. I contributi e le somme predetti, diverse dalle quote di accantonamento al TFR, sono assoggettati al contributo di solidarietà del 10 per cento di cui all’articolo 9-bis del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103, convertito, con modificazioni, dallalegge 1° giugno 1991, n. 166, e al citato decreto legislativo n. 124 del 1993, e successive modificazioni e integrazioni, a carico del datore di lavoro e devoluto alle gestioni pensionistiche di legge cui sono iscritti i lavoratori. Resta fermo l’assoggettamento a contribuzione ordinaria nel regime obbligatorio di appartenenza delle quote ed elementi retributivi a carico del lavoratore destinati al finanziamento delle forme pensionistiche complementari e alle casse, fondi e gestioni predetti. Resta fermo, altresì, il contributo di solidarietà a carico del lavoratore nella misura del 2 per cento di cui all’articolo 1, comma 5, lettera b), del decreto legislativo 14 dicembre 1995, n. 579; g) i trattamenti di famiglia di cui all’articolo 3, comma 3, lettera d), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 5. L’elencazione degli elementi esclusi dalla base imponibile è tassativa. 6. Le somme versate alle casse edili per ferie, gratifica natalizia e riposi annui sono soggette a contribuzione di previdenza e assistenza per il loro intero ammontare. Le somme a carico del datore di lavoro e del lavoratore versate alle predette casse ad altro titolo sono soggette a contribuzione di previdenza e assistenza nella misura pari al 15 per cento del loro ammontare. 7. Per la determinazione della base imponibile ai fini del calcolo delle contribuzioni dovute per i soci di cooperative di lavoro si applicano le norme del presente articolo. 8. Sono confermate le disposizioni in materia di retribuzione imponibile di cui all’articolo 1 del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338, convertito, con modificazioni, dallalegge 7 dicembre 1989, n. 389, e successive modificazioni e integrazioni, nonché ogni altra disposizione in materia di retribuzione minima o massima imponibile, quelle in materia di retribuzioni convenzionali previste per determinate categorie di lavoratori e quelle in materia di retribuzioni imponibili non rientranti tra i redditi di cui all’articolo 46 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. 9. Le gratificazioni annuali e periodiche, i conguagli di retribuzione spettanti a seguito di norma di legge o di contratto aventi effetto retroattivo e i premi di produzione sono in ogni caso assoggettati a contribuzione nel mese di corresponsione. 10. La retribuzione imponibile, è presa a riferimento per il calcolo delle prestazioni a carico delle gestioni di previdenza e di assistenza sociale interessate.”.


Art. 13
I titolari di pensione di vecchiaia a carico dell’assicurazione generale obbligatoria liquidata o da liquidare in base alle norme vigenti anteriormente al 1° maggio 1968, i quali dalla data di decorrenza della pensione stessa abbiano continuato ininterrottamente a prestare opera retribuita alle dipendenze di terzi ed ancora la prestino alla data di entrata in vigore della presente legge, hanno la facoltà di optare, nel termine di 180 giorni dalla data di pubblicazione della presente legge , per la riliquidazione, che avverrà al momento della cessazione del rapporto di lavoro, della pensione in godimento secondo le norme di cui al precedente articolo 11, primo e terzo comma.
Dalla data di presentazione della domanda per l’opzione viene sospesa l’erogazione della pensione in godimento.
I ratei di pensione percepiti a decorrere dal 1° maggio 1968 saranno recuperati in sede di riliquidazione conseguente all’esercizio della facoltà di opzione in deroga ai limiti indicati nel primo comma del successivo art. 69.


Art. 14
Per le pensioni decorrenti da data successiva al 31 dicembre 1968, il periodo di contribuzione da assumere a base per la determinazione della retribuzione annua pensionabile di cui al secondo comma dell’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488, è costituito dalle ultime 260 settimane di contribuzione precedenti la data di decorrenza della pensione.
Per la determinazione della retribuzione annua pensionabile si suddividono le 260 settimane di contribuzione di cui al comma precedente in cinque gruppi successivi di 52 settimane ciascuna e si calcola la retribuzione corrispondente a ciascuno dei gruppi anzidetti. La retribuzione annua pensionabile è data dalla media aritmetica delle retribuzioni corrispondenti ai tre gruppi che hanno fornito le retribuzioni più elevate.
Per le pensioni decorrenti da data posteriore al 31 dicembre 1975, ai fini della media di cui al comma precedente, i tre gruppi più favorevoli sono scelti tra i dieci gruppi che si ottengono considerando le ultime 520 settimane di contribuzione precedenti la data di decorrenza della pensione .
Nei casi in cui il numero complessivo dei contributi settimanali utili per la determinazione della retribuzione annua pensionabile sia inferiore a 260, ovvero a 520 per le pensioni decorrenti da data posteriore al 31 dicembre 1975, per la determinazione della retribuzione medesima si suddividono, andando a ritroso dalla decorrenza della pensione, le settimane di contribuzione esistenti in gruppi consecutivi di 52 settimane ciascuno e si calcola la retribuzione corrispondente a ciascuno dei gruppi anzidetti. La retribuzione annua pensionabile è data dalla media aritmetica delle retribuzioni corrispondenti ai tre gruppi che hanno fornito le retribuzioni più elevate.

Documento aggiornato al 24.07.2009

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Legge 30 aprile 1969, n. 153

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