Accertamento tecnico preventivo obbligatorio in materia di previdenza. Dal 1 gennaio 2012 in vigore l’art. 445-bis c.p.c.

Accertamento tecnico preventivo obbligatorio 445 bis cpcEntra in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2012 la norma di cui all’articolo 38, 1 comma lettera b) n.1 del decreto legge 6 luglio 2011 n. 98 (convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111), che ha previsto l’introduzione in materia di contenzioso previdenziale e assistenziale dell’accertamento tecnico preventivo obbligatorio con l’introduzione nel codice di procedura civile dell’art. 445 bis.
Il nuovo articolo 445-bis del codice di procedura civile stabilisce per le controversie in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, nonché di pensione di inabilità e di assegno di invalidità, disciplinati dalla legge 12 giugno 1984, n. 222 (artt. 1 e 2) l’obbligatorietà dell’accertamento tecnico preventivo ai fini della verifica delle condizioni sanitarie addotte a sostegno delle pretese che si intendono far valere in giudizio.
In particolare il ricorrente per il riconoscimento dei propri diritti nelle materie suddette deve depositare presso la Cancelleria del lavoro del Tribunale nel cui circondario risiede, un’istanza di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie legittimanti la pretesa che intende far valere davanti al giudice. Tale istanza rappresenta atto interruttivo della prescrizione e vale anche ai fini del rispetto dei termini decadenziali previsti dalle disposizioni vigenti.
L’espletamento del suddetto accertamento è assurto a condizione di procedibilità della domanda medesima ai fini del riconoscimento in giudizio dei diritti in materia di invalidità. Ed infatti qualora l’interessato proponga giudizio ordinario per il riconoscimento della provvidenza senza aver preventivamente promosso l’accertamento o senza averne atteso la conclusione l’improcedibilità può essere eccepita dall’Ente previdenziale convenuto o rilevata d’ufficio dal giudice, in entrambi i casi a pena di decadenza non oltre la prima udienza.
Il giudice ove rilevi che l’accertamento tecnico preventivo non è stato espletato ovvero che è iniziato ma non si è ancora concluso, assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione dell’ istanza di accertamento tecnico ovvero di completamento dello stesso (art. 445-bis, 2 comma c.p.c.).
A seguito della presentazione dell’istanza di accertamento tecnico obbligatorio preventivo, seguendo le forme e le modalità previste dall’art. 696-bis c.p.c. (“consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite”) il giudice emette il decreto di fissazione dell’udienza di comparizione e provvede alla nomina del consulente tecnico d’ufficio, disponendo la notifica del provvedimento all’Ente previdenziale ed al consulente medico legale affinché compaia in udienza, presti giuramento e riceva i quesiti in ordine ai quali è chiamato ad espletare l’accertamento.
Il comma 8 dell’art. 38 del d.l. n. 98/2011, aggiungendo il comma 6-bis all’art. 10 della legge 203/2005, ha altresì introdotto l’obbligo del consulente di inviare almeno 15 giorni prima dell’inizio delle operazioni peritali ed anche in via telematica apposita comunicazione al Direttore della sede provinciale INPS competente o a un suo delegato. Obbligo che in realtà riguarda tutti i procedimenti giurisdizionali civili relativi a prestazioni sanitarie previdenziali ed assistenziali, nel caso in cui il giudice nomini un consulente tecnico d’ufficio, e non solo quelli interessati dall’accertamento preventivo di cui all’art. 445 bis c.p.c.
Il CTU deve fornire la prova di aver inviato detta comunicazione mediante allegazione alla relazione peritale del riscontro di avvenuta ricezione della predetta comunicazione, il tutto a pena di nullità peraltro rilevabile d’ufficio dal giudice.
Sempre in forza della previsione di cui a comma ottavo dell’art. 38 del d.l. 98/2011 è disposta l’autorizzazione ex lege del medico legale fiduciario dell’Istituto previdenziale a partecipare alle operazioni peritali in deroga al comma primo dell’articolo 201 del codice di procedura civile per cui nell’ordinarietà dei casi è il giudice a fissare alle parti un termine entro il quale possono nominare un loro consulente tecnico. Al predetto medico legale competono le facoltà indicate nel secondo comma dell’ e quindi può intervenire alle operazioni peritali presentando osservazioni e istanze, anche verbalmente.
Infine anche nel procedimento ex art. 445-bis c.p.c. il consulente tecnico d’ufficio, ai sensi dell’art. 195, 3° comma c.p.c. (come modificato dall’art. 46 della Legge n. 69 del 19/06/2009) deve trasmettere la bozza di relazione alle parti costituite, nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resa all’udienza di cui all’articolo 193 c.p.c..
Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla bozza di relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse.
Il Giudice, terminate le operazioni peritali, con decreto comunicato alle parti, fissa un termine perentorio non superiore a 30 giorni, entro il quale le stesse devono dichiarare, con atto scritto depositato in Cancelleria, se intendono contestare le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio.
In caso di contestazione, la parte che ha depositato dichiarazione di dissenso rispetto all’accertamento del CTU, deve depositare, presso la Cancelleria del Tribunale al quale è stata presentata l’istanza di accertamento tecnico, entro il termine perentorio di 30 giorni dal deposito della citata dichiarazione, il ricorso introduttivo del giudizio di merito, specificando, a pena di inammissibilità, i motivi della contestazione.
Va rammentato altresì che legge n. 183 del 12 novembre 2011 (Legge di stabilità 2012) all’art.27, comma 1, lettera f, ha aggiunto in coda all’art. 445-bis c.p.c. un ulteriore comma per cui “la sentenza che definisce il giudizio previsto dal comma precedente è inappellabile”: il riferimento è appunto alla sentenza che definisce il giudizio di merito in caso di contestazione alle risultanze dell’accertamento tecnico preventivo.
In assenza di contestazioni il Giudice, salvo che non ritenga di procedere alla rinnovazione della perizia ai sensi dell’art. 196 c.p.c., con decreto pronunciato fuori udienza entro 30 giorni dalla scadenza del termine previsto per il deposito dell’eventuale dichiarazione di dissenso, omologa l’accertamento sanitario secondo le risultanze probatorie indicate nella relazione del CTU e provvede sulle spese.
Il decreto, non impugnabile né modificabile, è notificato agli enti competenti che, in caso di accertamento sanitario favorevole all’interessato, e subordinatamente alla verifica della sussistenza degli ulteriori requisiti previsti dalla normativa vigente per il riconoscimento della prestazione o della provvidenza, devono provvedere al pagamento delle stesse entro 120 giorni dalla notifica.

Fonte: Nota dell’Avv. Gianluca Lanciano 31.12.2011

Iscrizione Newsletter

Aforismi giuridici
Ex die incipit obligatio.