Nel 2007 e nel 2008, gli avvocati sono risultati congrui agli studi di settore all’83%, tale è risultato il 50 % dei professionisti che hanno dichiarato redditi inferiori al 9 mila euro. Lo dicono i dati dell’Agenzie delle Entrare e della Sose ed è dunque un segno obiettivo che la categoria professionale contribuisce correttamente rispetto ai redditi prodotti.
Eppure il rapporto tra professionisti e fisco è un rapporto tendenzialmente iniquo: “Prendiamo gli studi di settore” - spiega Claudio Berliri che segue per conto de il Consiglio nazionale forense la predisposizione degli studi dei settore - “La nostra categorie risulta congrua nella stragrande maggioranza dei casi ma alcuni meccanismi rimangono passibili di creare effetti obiettivamente capestro. Per esempio la congruità viene verificata non globalmente, rispetto all’intera attività professionale del legale, ma per singoli settori professionali. “Questo significa che per un settore professionale, magari quello di riferimento elettivo, il professionista può essere ritenuto congruo e per un altro no”.
Altra distorsione: la congruità è verificata sulla base degli incarichi annui, ma il professionista può riscuotere il compenso anche negli anni successivi o scaglionando gli acconti. “In questo caso, potrebbe risultare incongruo”, ricorda Berliri.
I legali sono riusciti ad ottenere modifiche negli studi di settore (passando per esempio dal metro dei beni strumentali a quello degli incarichi) ma ora l’obiettivo è quello di convincere l’amministrazione finanziaria a calcolare i compensi annui considerando il sistema degli acconti.
Ma c’è un altro accertamento decisamente inviso ai legali: quello bancario che Berliri non esita a definire “grave, ingiustificato per le attività professionali e spesso difficilmente confutabile sul piano probatorio”.
Per disposizione legislativa, gli accrediti sul conto corrente che non risultino dalla contabilità sono considerati ricavi. “Si tratta di una presunzione per legge, che è complicato contraddire per via probatoria”.
Fonte: Consiglio Nazionale Forense 13.03.2010
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