In relazione all’utilizzo di occhiali 3D per la visione di spettacoli cinematografici, questa Amministrazione ha chiesto un parere al Consiglio superiore di sanità.
Il Consiglio Superiore di Sanità, Sez. II, in data 2 marzo u.s., ha rilevato che dalla letteratura scientifica nazionale e internazionale non emergono elementi probanti l’ipotesi che durante la visione stereoscopica di un filmato si costringerebbe l’occhio e il cervello ad elaborare informazioni in modo innaturale e neppure emergono risultati di ricerche che confermino un tale assunto. Al momento, dunque, non sussistono controindicazioni cliniche all’utilizzo degli occhiali 3D per la visione di spettacoli cinematografici, purché condizionato a moderati periodi di tempo di visione.
Al contempo, il Consiglio ha rilevato che, tuttavia, qualche disturbo di ordine funzionale, senza determinare danni o patologie irreversibili, può insorgere in soggetti in tenera età, sia perché ancora la visione binoculare non è presente o non è del tutto consolidata, sia perché essi possono essere affetti da strabismo o ambliopia o da altro difetto visivo (diagnosticato o meno), sia perché possono trovarsi in fase di riabilitazione del visus.
Alla luce di quanto precede, per la visione di spettacoli cinematografici stereoscopici, si rende necessario garantire agli spettatori l’informazione che l’utilizzo di occhiali 3D è controindicato per i bambini al di sotto dei sei anni d’età e che l’utilizzo dei medesimi occhiali anche negli adulti va limitato nel tempo, per una durata complessiva non superiore a quella di un singolo spettacolo, compreso l’intervallo.
Infine il Consiglio, rilevato che il rischio di trasmissione di infezioni batteriche e virali derivanti dall’utilizzazione inadeguata degli occhiali 3 D nella sequela della distribuzione agli spettatori tende ad aumentare, ha espresso il parere che l’utilizzo di occhialini 3D debba essere garantito agli spettatori con fornitura del tipo monouso.
Il Ministero della Salute si riserva di adottare gli ulteriori provvedimenti che si rendessero necessari.
Fonte: Ministero della Salute 17.03.2010
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