L’amministratore di sostegno può rappresentare l’amministrato nel giudizio di revisione dell’assegno di divorzio

Cassazione civile, sez. I, 6 marzo 2019, n. 6518

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Con il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno, il giudice tutelare decide se vi siano atti, e quali essi siano, che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario (art. 405 c.c., comma 4, n. 3), attribuendo all’amministratore il potere rappresentativo degli interessi del beneficiario, in quanto persona che non è capace di gestirli autonomamente.
Trattasi di un istituto duttile, che va calibrato sull’interesse dell’assistito. La rappresentanza sostanziale conferita all’amministratore di sostegno assume rilievo nel processo, nel senso che l’amministratore di sostegno ha anche, in virtù del disposto dell’art. 75 c.p.c., comma 2, il potere processuale, funzionale alla tutela delle situazioni sostanziali per le quali gli è stato conferito il potere rappresentativo.
In relazione agli atti che l’amministratore di sostegno è autorizzato a compiere in nome e per conto del beneficiario, quest’ultimo non può stare in giudizio se non rappresentato dall’amministratore. Nel caso in cui l’incarico di amministratore di sostegno sia stato conferito ad un avvocato, questi potrà essere autorizzato a stare in giudizio personalmente ai sensi dell’art. 86 c.p.c..

Nella fattispecie è stato ritenuto che nel giudizio di revisione delle condizioni economiche di divorzio, l’ex coniuge invalido al 100% potesse essere validamente rappresentato dall’amministratore di sostegno, non essendo in discussione diritti personalissimi.
Ai sensi dell’art. 411 c.c., all’amministratore di sostegno si applicano, in quanto compatibile, la disposizione di cui all’art. 374 c.c., n. 5, che prevede che il tutore non possa, senza autorizzazione del giudice tutelare, promuovere giudizi.
Tale previsione è, con orientamento consolidato, intesa come non operante nelle ipotesi di difesa passiva all’altrui iniziativa giudiziaria, in vista della conservazione dell’interesse del rappresentato (Cass. 1417/1975; Cass. 1707/1981; Cass. 722/1989; Cass. 7068/2009; Cass. 19499/2015).
Inoltre nella specie fattispecie l’amministratore di sostegno si era comunque fatto rilasciare, prima di costituirsi in giudizio, per resistere all’altrui pretesa, l’autorizzazione dal giudice tutelare.