Sì all’assegno divorzile se la sentenza ecclesiastica di nullità del matromonio è delibata dopo il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio

Cassazione civile, sez. I, 23 gennaio 2019, n. 1882

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Permane il diritto all’assegno divorzile se la sentenza ecclesiastica di nullità del matromonio è delibata dopo il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio

In conformità col dettato normativo di cui agli artt. 324 c.p.c., 2909 c.c. e 8 co. 2 dell’Accordo di Revisione (reso esecutivo con la Legge n. 121/1985), in relazione al rapporto tra la sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio e quella di divorzio, il giudicato sulla spettanza di un assegno divorzile resta intangibile, anche nell’ipotesi di sopravvenuta delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità.
La pronuncia di nullità secondo il diritto ecclesiastico, non prevale infatti su quella di cessazione degli effetti civili del matrimonio, trattandosi di procedimenti autonomi, aventi ad oggetto presupposti e finalità differenti: il primo, la validità del vincolo, mentre il secondo l’accertamento della continuazione della comunione spirituale e morale tra i coniugi, dal quale scaturisce l’obbligo giuridico di mantenimento dell’ex coniuge economicamente più debole.
La Corte dunque ha così stabilito che la questione della spettanza e della liquidazione dell’assegno divorzile non è preclusa quando il predetto accertamento sia passato in giudicato prima della delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità; ciò, anche alla luce delle precedenti pronunce circa la natura dell’assegno di divorzio, avente carattere assistenziale e perequativo-compensativa e quindi finalizzato al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge al nucleo familiare in costanza di matrimonio.
(Nello specifico, la Suprema Corte rigettava il ricorso principale del marito, il quale, in pendenza del giudizio ecclesiastico di nullità, lamentava la prosecuzione in istruttoria di quello avente ad oggetto la cessazione degli effetti civili del matrimonio, per le definizioni di carattere patrimoniale: secondo la Corte il fatto che detto procedimento si sia concluso e sia passato in giudicato anteriormente alla delibazione della sentenza di nullità è ragione di per sé sufficiente a dichiarare ammissibile la corresponsione dell’assegno divorzile valutato e quantificato in sede civile.)

Testo integrale della sentenza: Cassazione civile, sez. I, 23 gennaio 2019, n. 1882