L’avvocato non può pubblicare sul proprio sito internet l’elenco dei clienti assistiti.

Consiglio Nazionale Forense, 8 aprile 2016, n. 55

L’avvocato non può pubblicare sul proprio sito internet l’elenco dei clienti assistiti.

Riferimenti

Compie illecito deontologico, per violazione del dovere di riservatezza, l’avvocato che sul proprio sito web pubblichi l’elenco dei principali clienti assistiti, ancorché la pubblicazione avvenga con il consenso degli stessi.
L’art. 6 e dell’art.17 del codice deontologico vietano di rendere pubblici i nominativi dei clienti
Le norme deontologiche relative alla pubblicità dell’avvocato (artt.17 e 17 bis) devono essere lette e interpretate nel quadro generale del contesto normativo in cui sono inserite. Ne discende che la pubblicità informativa, essendo consentita nei limiti fissati dal Codice Deontologico deve, dunque, essere svolta con modalità che non siano lesive della dignità e del decoro propri di ogni pubblica manifestazione dell’avvocato, ed in particolare di quelle manifestazioni dirette alla clientela reale o potenziale (cfr. Con.Naz.Forense, 6.6.2013 n.89 – Cons.Naz.Forense, 20.3.2014 n.39).
Al riguardo, l’art. 2 del Decreto Bersani (d.l. 223/2006), abrogando le disposizioni che non consentivano la c.d. pubblicità informativa relativamente alle attività professionali, non ha affatto eliminato l’art. 38 del r.d.l. 1578/1933, il quale punisce comportamenti non conformi alla dignità ed al decoro professionale. Il Codice Deontologico, infatti, a seguito dell’entrata in vigore della normativa nota come “Bersani”, consente non una pubblicità indiscriminata (ed in particolare non comparativa ed elogiativa) ma la diffusione di specifiche informazioni sull’attività, anche sui prezzi, i contenuti e le altre condizioni di offerta di servizi professionali, al fine di orientare razionalmente le scelte di colui che ricerchi assistenza (cfr. Cons.Naz.Forense, 15.10.2012 n.152).
Nella specie l’aver rivelato i nomi dei clienti, violando il divieto formalmente tipizzato nell’art. 17 codice deontologico e venendo meno al dovere di riservatezza, è stato ritenuto non conformi alla correttezza, decoro e dignità che la funzione sociale della professione impone.

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