L’avvocato può avere un compenso superiore al massimo tariffario

Cassazione civile, sez. II, 10 ottobre 2018, n. 25054

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L’avvocato può avere un compenso superiore al massimo tariffario

Valido l’accordo tra avvocato e cliente che prevede un compenso superiore al massimo tariffario

In materia di compenso professionale spettante all’avvocato deve ritenersi valido l’accordo tra professionista e cliente che stabilisce la misura degli stesso oltre il massimo tariffario.
«In tema di compensi spettanti ai prestatori d’opera intellettuale, l’art. 2233 c.c. pone una gerarchia di carattere preferenziale, indicando in primo luogo l’accordo delle parti ed in via soltanto subordinata le tariffe professionali, ovvero gli usi: le pattuizioni tra le parti risultano dunque preminenti su ogni altro criterio di liquidazione (Cass. 6732/2000) ed il compenso va determinato in base alla tariffa ed adeguato all’importanza dell’opera soltanto in mancanza di convenzione.
In particolare, in materia di onorari di avvocato deve ritenersi valida la convenzione tra professionista e cliente, che stabilisce la misura degli stessi in misura superiore al massimo tariffario (Cass. 7051/1990), vigendo il principio di ammissibilità e validità di convenzioni aventi ad oggetto i compensi dovuti dai clienti agli avvocati, anche con previsione di misure eccedenti quelle previste dalle tariffe forensi (Cass. Ss.Uu. 103/1999).
Nel caso di specie, non è contestato che le parti abbiano pattuito per iscritto il compenso dovuto al ricorrente per l’incarico professionale, onde la pronuncia di nullità della convenzione suddetta per violazione dei massimi tariffari e la conseguente determinazione giudiziale del compenso, effettuata dalla Corte territoriale, risulta in violazione della disposizione dell’art. 2233 c.c.».

Testo integrale della sentenza: Cassazione civile, sez. II, 10 ottobre 2018, n. 25054