Concorso di persone nel reato ed applicazione dell’attenuante della riparazione del danno

Cassazione penale, sez. unite, 11 febbraio 2009, n. 5941

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Concorso di persone nel reato ed applicazione dell’attenuante della riparazione del danno

Concorso di persone nel reato: la circostanza attenuante derivante dalla riparazione del danno prima del giudizio (art. 62, n. 6 c.p.) non si estende ai correi, a meno che gli stessi non manifestino una concreta, tempestiva ed autonoma volontà di riparazione del danno.

L’attenuante prevista dall’art. 62 n. 6 (prima parte) c.p. – ovvero la riparazione integrale del danno prima del giudizio – trova il suo fondamento non tanto nella reintegrazione del patrimonio della vittima del reato quanto piuttosto nella considerazione che l’avvenuto risarcimento del danno anteriormente al giudizio costituisce una concreta manifestazione del sopravvenuto ravvedimento del reo (per costante interpretazione giurisprudenziale, ex plurimis Cass. pen. 1161/1980).
Basterebbe tale lettura della norma a dirimere ogni dubbio circa la possibilità di estensione a tutti i coimputati del beneficio dell’attenuante di che trattasi in caso di concorso di persone nel reato allorché la riparazione si avvenuta ad opera di un terzo così come ad opera di uno (o più) dei correi.
I giudici delle sezioni unite rammentano altresì come sia canone interpretativo comune delle norme penali quello secondo il quale «le condotte in esse previste debbano essere necessariamente connotate da volontarietà e che vada osservato e conservato nel concreto, nel suo profilo assiomatico, il valore della locuzione impiegata legislatore. E quindi “l’aver riparato”, per integrarsi, non può consistere solo nella sussistenza dell’evento, ma deve comprendere una volontà di riparazione».
L’intervento risarcitorio deve pertanto essere comunque riferibile all’imputato, allo stesso va attribuito il quid di merito della riparazione.
Se – osserva la Corte – nei reati colposi, il criterio di ragionevolezza impone di rilevare tale quid di merito anche nell’aver stipulato un’assicurazione o nell’aver rispettato gli obblighi assicurativi per salvaguardare la copertura dei danni derivati dall’attività pericolosa, «nei reati dolosi richiede invece “una concreta, tempestiva, volontà di riparazione del danno cagionato”, in modo che, se uno dei correi ha già provveduto in via integrale, l’altro, per esempio, dovrà nei tempi utili rimborsare il complice più diligente (Sez.I 27 ottobre 2003, n.4177, P.G. nei confronti di Balsano e altri, rv.227102) o comunque dimostrare di aver avanzato una seria e concreta offerta di integrale risarcimento».
Ne deriva che l’estensione dell’attenuante al colpevole non può discendere dal semplice soddisfacimento dell’obbligazione risarcitoria ad opera del coobbligato solidale e dalle norme che presidiano l’estinzione delle obbligazioni da illecito,
Può pertanto ritenersi affermato il principio per cui, in tema di concorso di persone nel reato, ove un solo concorrente abbia provveduto all’integrale risarcimento del danno, la relativa circostanza attenuante (art. 62, n. 6 c.p.) non si estende ai correi, a meno che gli stessi non manifestino una concreta, tempestiva ed autonoma volontà di riparazione del danno.