Per la legittima riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione nell’ambito del contratto di solidarietà è necessaria la concessione della cassa integrazione guadagni.

Cassazione civile, sez. lavoro, 28 novembre 2007, n. 24706

Per la legittima riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione nell’ambito del contratto di solidarietà è necessaria la concessione della cassa integrazione guadagni.

Riferimenti

Per legittimare la riduzione di orario di lavoro e di retribuzione, in conseguenza della stipulazione del contratto di solidarietà, ai sensi della L. n. 863 del 1984, art. 1, non è sufficiente detta stipula ma è necessaria anche la concessione della cassa integrazione guadagni.
In mancanza, il datore di lavoro continua ad essere tenuto alla obbligazione originaria (orario pieno), con conseguente diritto dei lavoratori al risarcimento del danno in caso di inadempimento.

Di seguito si riassumono le osservazioni della Corte.
La Legge 863/1984 prevede la concessione dell’integrazione salariale connettendola indissolubilmente alla stipulazione del contratto di solidarietà che ne costituisce il presupposto.
Così come è formulata la disposizione, non vi sono elementi per ritenere che al contratto di solidarietà (ovvero il contratto stipulato a livello aziendale con i sindacati aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale, che stabilisce una riduzione dell’orario di lavoro al fine di evitare, in tutto o in parte, la riduzione o la dichiarazione di esuberanza del personale) non seguito dall’intervento statale, venga conferito il potere di incidere in pejus sui contratti individuali.
La legge da un lato ha assunto detto contratto come presupposto dell’integrazione salariale e dall’altro, sia pure implicitamente, lo ha provvisto di una generale efficacia nei confronti di tutti i rapporti individuali di lavoro, o quanto meno di quelli che sono interessati alla riduzione di orario, e quindi sia ai lavoratori iscritti sia a quelli non iscritti alle associazioni sindacali stipulanti.

Potrebbe allora sorgere il problema della efficacia erga omnes dei contratti aziendali che modifichino in senso peggiorativo i contratti individuali, tale essendo il contratto di solidarietà, che vede, come elemento necessario, la partecipazione dei lavoratori al costo della pattuita riduzione dell’orario di lavoro (il trattamento di integrazione salariale è infatti determinato nella misura del 50 per cento del trattamento retributivo perso a seguito della riduzione di orario).
Il problema si scioglie considerando che il contratto aziendale agisce nei confronti di tutti i lavoratori perchè si iscrive all’interno di una fattispecie complessa comprensiva del contratto di solidarietà e del provvedimento ministeriale di ammissione all’integrazione salariale.
Va inoltre considerato che il provvedimento di ammissione alla cassa non rappresenta un atto “dovuto” in presenza dell’accordo, ma presuppone un controllo di congruità rispetto alle finalità indicate dalle legge, e cioè che la riduzione dell’orario sia idonea ad evitare la dichiarazione di esuberanza del personale.
Ragion per cui laddove manchi l’intervento statale, la riduzione di orario, ancorché pattuita nel contratto di solidarietà, non essendo riferibile alla fattispecie configurata nella L. n. 863 del 1984, art. 1, non legittima la riduzione della retribuzione.

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