Convocazione assemblea di condominio: non occorre la prova della ricezione della raccomandata

Cassazione civile, sez. II, 25 marzo 2019, n. 8275

356
5.00 - 1 voto

Ai fini della regolare convocazione dell’assemblea condominiale non è necessaria la prova della avvenuta consegna della convocazione nel termine dei cinque giorni antecedenti alla data dell’assemblea ma è sufficiente la prova della spedizione della raccomandata contenente la convocazione all’indirizzo dei condomini e ciò anche nel regime del previgente art. 66 delle disposizioni di attuazione al Codice Civile (attualmente sono previste forme di comunicazione come il fax o la pec).
La Suprema corte ha rammentato che l’avviso di convocazione costituisce un atto eminentemente privato del tutto svincolato, in assenza di espresse previsioni di legge, dall’applicazione del regime giuridico delle notificazioni degli atti giudiziari.
Trattasi di atto unilaterale recettizio a cui va applicata la disciplina dell’art. 1335 c.c., con relativa presunzione di conoscenza nel momento in cui giunge all’indirizzo del destinatario.
Sarà onere del condomino convocato fornire la prova della mancata conoscenza della convocazione. In mancanza la conoscenza dell’atto è parificata alla conoscibilità, in quanto riconducibile anche solamente al pervenimento della comunicazione all’indirizzo del destinatario e non alla sua materiale apprensione o effettiva conoscenza.
La presunzione di conoscenza ex art. 1335 c.c., degli atti recettizi in forma scritta giunti all’indirizzo del destinatario opera per il solo fatto oggettivo dell’arrivo dell’atto nel luogo indicato dalla norma. L’onere della prova a carico del mittente riguarda, in tale contesto, solo l’avvenuto recapito all’indirizzo del destinatario, salva la prova da parte del destinatario medesimo dell’impossibilità di acquisire in concreto l’anzidetta conoscenza per un evento estraneo alla sua volontà (cfr., per una fattispecie in tema di comunicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea di un condominio, Cass. 29 aprile 1999 n. 4352).

Testo integrale della sentenza: Cassazione civile, sez. II, 25 marzo 2019, n. 8275