Il decreto che decide sul concordato senza dichiarare il fallimento non è soggetto a ricorso per Cassazione.

Cassazione civile, sez. unite, 28 dicembre 2016, n. 27073

Il decreto che decide sul concordato senza dichiarare il fallimento non è soggetto a ricorso per Cassazione.

Riferimenti

Le Sezioni Unite hanno stabilito che il decreto con cui il tribunale definisce, in senso positivo o negativo, il giudizio di omologazione del concordato preventivo, senza emettere consequenziale sentenza dichiarativa di fallimento del debitore, ha carattere decisorio, ma, essendo reclamabile ai sensi dell’art. 183, comma 1, l.fall., non è soggetto a ricorso per Cassazione  ex art. 111 Cost. non avendo carattere decisorio. Il ricorso per Cassazioni è, proponibile, invece, avverso il provvedimento della medesima corte conclusivo del giudizio sull’eventuale reclamo.

Il decreto con cui il tribunale dichiara l’inammissibilità della proposta di concordato, ai sensi dell’art. 162, comma secondo, legge fallim. (anche eventualmente a seguito della mancata approvazione della proposta, ai sensi dell’art. 179, primo comma) ovvero revoca l’ammissione alla procedura di concordato, ai sensi dell’art. 173, senza emettere consequenziale sentenza dichiarativa del fallimento del debitore, non è soggetto a ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 111, comma settimo, Cost, non avendo carattere decisorio;

Viceversa, il decreto con cui il tribunale definisce (in senso positivo o negativo) il giudizio di omologazione del concordato preventivo, senza emettere consequenziale sentenza dichiarativa del fallimento del debitore, ha carattere decisorio, ma, essendo reclamabile ai sensi dell’art. 183, primo comma, legge fallimentare, non è soggetto a ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell’art. Ili, comma settimo, Cost., il quale è proponibile avverso il provvedimento della corte d’appello conclusivo del giudizio sull’eventuale reclamo.
Non è forse inutile aggiungere che il principio sub a) non comporta il rischio che la funzione nomofilattica del giudice di legittimità non abbia modo di esprimersi con riguardo agli istituti della inammissibilità della proposta di concordato e della revoca dell’ammissione alla procedura: essa, invero, trova comunque spazio allorché — come avviene normalmente — alle decisioni di inammissibilità o revoca consegua la sentenza dichiarativa del fallimento del debitore, impugnabile, come si è visto, anche per motivi di censura relativi a quelle decisioni presupposte, con rimedi culminanti appunto nel ricorso per cassazione. Né è compromessa la tutela giurisdizionale dei diritti del debitore proponente, garantiti in ogni caso dall’intervento di un giudice, quello di merito, che è giudice al pari di quello di legittimità; ferma rimanendo la riproponibiltà della domanda di concordato non essendosi prodotto alcun giudicato contrario

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Massima tratta da: Estratto della sentenza

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