Donazione indiretta: forma giuridica e fine perseguito.

Cassazione civile, sez. II, 21 ottobre 2015, n. 21449

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Donazione indiretta: forma giuridica e fine perseguito.

La donazione indiretta si caratterizza per il fine perseguito e non già per lo strumento negoziale adottato a tal scopo, che dunque può essere costituito da qualunque negozio o da più negozi collegati (Cass. Sez. 2^ n. 5333/2004 ha rinvenuto siffatta figura nel collegamento tra contratto preliminare e definitivo di vendita in cui il primo stipulato da un genitore – che ebbe a corrispondere il prezzo – e il secondo dal figlio, che procedette all’acquisto in nome proprio; Cass. sez. 2^ n. 26983/2008 ritenne sussistente detto istituto nella cointestazione di un libretto al portatore, in cui erano state depositate le sostanze originariamente appartenenti soltanto ad uno dei cointestatari) […]
La tesi che ha trovato maggiore consenso in dottrina – e che in questa sede la Corte condivide – è quella del collegamento negoziale in cui si individua un negozio mezzo (ad esempio – adempimento del terzo) e un negozio fine (donazione). Il negozio indiretto, dunque, è il risultato del collegamento tra i due negozi.
In questi termini si è espressa anche la giurisprudenza della Cassazione ritenendo che la donazione indiretta consiste nell’elargizione di una liberalità che viene attuata, anziché con il negozio tipico descritto nell’art. 769 c.c., mediante un negozio oneroso che produce, in concomitanza con l’effetto diretto che gli è proprio ed in collegamento con altro negozio, l’arricchimento animo donandi del destinatario della liberalità medesima (v Cass. 4680/1988).

Massima tratta da: Estratto della sentenza

Testo integrale della sentenza: Cassazione civile, sez. II, 21 ottobre 2015, n. 21449