L’errore nella scrittura del nome del candidato non è segno di riconoscimento del voto

Consiglio di Stato, sez. V, 29 novembre 2013, n. 5720

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L’errore contenuto nella scheda di voto e ricadente nella scrittura del nome del candidato non deve ritenersi di per sé quale volontario segno di riconoscimento del voto.
L’art. 64 comma 2, d.P.R. 16 maggio 1960 n. 570, nello stabilire la nullità del voto contenuto in schede che presentino segni tali da denotare una sicura volontà dell’elettore di farsi riconoscere, deve essere intesa in senso oggettivo, ossia considerando nulle le schede che rechino scritte o segni estranei alle esigenze di espressione del voto, e che non trovino ragionevoli spiegazioni nelle modalità con cui l’elettore ha inteso esprimere il suffragio.
L’erronea indicazione del nome del candidato, in assenza di candidati di altre liste aventi lo stesso cognome, non implica di per sé alcuna incertezza in ordine alla volontà dell’elettore né configura un mezzo di riconoscimento, ben potendo essere tale errore un mero difetto mnemonico, non improbabile poiché il voto di preferenza non necessariamente riflette una conoscenza diretta del candidato prescelto.

Testo integrale della sentenza: Consiglio di Stato, sez. V, 29 novembre 2013, n. 5720