Il fotografo ha perso le foto del matrimonio? No al risarcimento del danno non patrimoniale

Cassazione civile, sez. III, 29 maggio 2018, n. 13370

Il fotografo ha perso le foto del matrimonio? No al risarcimento del danno non patrimoniale

Riferimenti

Il diritto a ricordare il giorno del matrimonio attraverso documentazione fotografica non costituisce, di per sé, un diritto fondamentale della persona tutelato a livello costituzionale e pertanto si tratta di un diritto non idoneo ad essere fonte di un obbligo risarcitorio in relazione al danno non patrimoniale.
Secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 del Codice Civile – per cui “il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge” –  le condizioni per ottenere un risarcimento si verificano:

  • quando il fatto illecito è astrattamente configurabile come reato;
  • quando ricorre una delle fattispecie in cui la legge espressamente consente il ristoro del danno non patrimoniale anche al di fuori di un’ipotesi di reato;
  • quando il fatto illecito ha violato violato in modo grave diritti inviolabili della persona, come tali oggetto di tutela costituzionale.

In tale ultimo caso il danno non patrimoniale è risarcibile – sempre sulla base di una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c. – anche quando non sussiste un fatto-reato, né ricorre alcuna delle altre ipotesi in cui la legge consente espressamente il ristoro dei pregiudizi non patrimoniali, a tre condizioni:

  1. che l’interesse leso – e non il pregiudizio sofferto – abbia rilevanza costituzionale;
  2. che la lesione dell’interesse sia grave, nel senso che l’offesa superi una soglia minima di tollerabilità;
  3. che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari, come quello alla qualità della vita od alla felicità.

Nel caso di specie, relativo al risarcimento danni derivanti dalla mancata consegna del servizio fotografico commissionato per il matrimonio essendo state le foto irrimediabilmente perdute, non è stato oggetto di censura il suddetto principio quanto piuttosto il mancato riconoscimento della grave lesione di un interesse di rango costituzionale, individuato nel diritto “alla memoria” di un evento di particolare importanza della propria vita come il matrimonio.
Secondo la Suprema Corte, pur essendo innegabile il rilievo che la data delle nozze riveste per gli sposi, e pur trattandosi di una situazione certamente in grado di creare turbamenti d’animo, il danno derivante dalla perdita delle foto del matrimonio non assurge a una gravità tale da incidere su interessi di rango costituzionale e va quindi escluso il risarcimento del danno non patrimoniale.
Il dritto a ricordare il giorno del matrimonio attraverso documentazione fotografica non costituisce, di per sè, un diritto fondamentale della persona tutelato a livello costituzionale (basti pensare che l’esercizio di un tale diritto è rimesso esclusivamente agli stessi sposi, i quali, per varie ragioni, potrebbero decidere di affidare il ricordo alla propria memoria).
Si tratta quindi, di un diritto “immaginario”, non idoneo, in base alla regola enunciata dalle Sezioni Unite, ad essere fonte di un obbligo risarcitorio in relazione al danno non patrimoniale.

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