Gratuito patrocinio: l’avvocato che impugna il decreto di liquidazione ha diritto alle spese di lite

Cassazione civile, sez. VI, 29 novembre 2018, n. 30877

196
5.00 - 1 voto
Gratuito patrocinio: l’avvocato che impugna  il decreto di liquidazione ha diritto alle spese di lite

Gratuito patrocinio: l’avvocato che impugna con successo il decreto di liquidazione ha diritto alle spese di lite

L’art. 92 cod. proc. civ. (così come modificato dal D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 novembre 2014, n. 162) prevede che la compensazione, tra le parti, delle spese giudiziali può essere disposta dal giudice (previa debita motivazione) solo in tre specifiche ipotesi:
a) laddove vi sia soccombenza reciproca;
b) laddove la questione sia di assoluta novità;
c) laddove vi sia un mutamento nell’orientamento giurisprudenziale rispetto alle questioni dirimenti.
In altri termini il giudice può ricorrere alla compensazione delle spese solo in casi eccezionali e specificatamente individuati dalla legge.

Nella fattispecie la Suprema Corte ha evidenziato che il difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato che propone opposizione al decreto di pagamento dei compensi, agisce in forza di una propria autonoma legittimazione, a tutela di un diritto patrimoniale soggettivo. Di conseguenza devono trovare applicazione le comuni regole dettate dal codice di procedura in tema spese (artt. 91 e 92 c.p.c.).
Ai sensi dell’art. 92 c.p.c., come visto sopra, la compensazione tra le parti delle spese giudiziali può avvenire solo nei tre casi ivi specificamente previsti.
Nel caso di specie, caratterizzato dalla contumacia del Ministero della Giustizia e dalla natura oppositiva del procedimento avverso il decreto di liquidazione, non è stata ritenuta sussistente alcuna delle condizioni per disporre la compensazione delle spese.
Il Tribunale ha quindi errato nel ritenere giustificata la compensazione delle spese in ragione della contumacia del Ministero della Giustizia e dalla natura oppositiva del giudizio. Tali ragioni – ha osservato la Corte – «non integrano neppure ipotesi di “gravi ed eccezionali ragioni”, come richiedeva la normativa precedente, permanendo la sostanziale soccombenza della controparte che deve essere adeguatamente riconosciuta sotto il profilo della suddivisione del carico delle spese (Cass. 23 gennaio 2012, n. 901; Cass. 17 ottobre 2013, n. 23632) ed essendo, rispetto alla liquidazione delle spese, ininfluente la natura del giudizio».
Accolto il ricorso la Corte ha quindi rinviato la causa al Tribunale in persona di altro magistrato per la liquidazione delle spese del presente giudizio, incluse quelle del ricorso per Cassazione.

Testo integrale della sentenza: Cassazione civile, sez. VI, 29 novembre 2018, n. 30877