La mancata notifica a causa della casella PEC piena è imputabile al destinatario

Cassazione penale, sez. III, 24 novembre 2017, n. 54141

1638
4.85 - 47 voti
La mancata notifica a causa della casella PEC piena è imputabile al destinatario

In materia di notificazione al difensore mediante invio dell’atto tramite posta elettronica certificata (PEC), deve considerarsi regolarmente perfezionata la comunicazione o la notificazione mediante deposito in cancelleria, ai sensi dell’art. 16, comma 6, d.l. 16 ottobre 2012, n. 179 nel caso in cui la mancata consegna del messaggio di PEC sia imputabile al destinatario.
In particolare è stata ritenuta imputabile al destinatario la mancata ricezione dell’atto notificato a mezzo PEC a causa della saturazione dello spazio della casella di posta.
Come noto, secondo quanto stabilito dal comma 5 dell’art. 20 del d.m. 21 febbraio 2011, n. 44, è obbligatorio dotarsi di un servizio automatico di avviso dell’imminente saturazione della propria casella di posta elettronica certificata e verificare l’effettiva disponibilità dello spazio disco a disposizione.

Più specificatamente il D.M. 21 febbraio 2011, n. 44, art. 20 (recante “Regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal Codice dell’Amministrazione Digitale – D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, ai sensi del D.L. 29 dicembre 2009, n. 193, art. 4, commi 1 e 2, convertito nella L. 22 febbraio 2010, n. 24“), disciplina i “requisiti della casella di PEC del soggetto abilitato esterno”, imponendo a costui una serie di obblighi finalizzati a garantire il corretto funzionamento della casella di PEC e, quindi, la regolare ricezione dei messaggi di posta elettronica.
Il “soggetto abilitato esterno” – nella fattispecie il difensore della parte privata – ai sensi del D.M. n. 44 del 2011, art. 2, comma 1, lett. m):

  • a) “è tenuto a dotare il terminale informatico utilizzato di software idoneo a verificare l’assenza di virus informatici per ogni messaggio in arrivo e in partenza e di software antispam idoneo a prevenire la trasmissione di messaggi di posta elettronica indesiderati” (comma 2);
  • b) “è tenuto a conservare, con ogni mezzo idoneo, le ricevute di avvenuta consegna dei messaggi trasmessi al dominio giustizia” (comma 3);
  • c) è tenuto a munirsi di una casella di posta elettronica certificata che “deve disporre di uno spazio disco minimo definito nelle specifiche tecniche di cui all’art. 34” (comma 4);
  • d) “è tenuto a dotarsi di servizio automatico di avviso dell’imminente saturazione della propria casella di posta elettronica certificata e a verificare l’effettiva disponibilità dello spazio disco a disposizione” (comma 5).

Di conseguenza, la mancata consegna è imputabile al destinatario nel caso in cui costui, venendo meno agli obblighi previsti dal D.M. n. 44 del 2011, art. 20, non si doti dei necessari strumenti informatici ovvero non ne verifichi l’efficienza.

Nel primo caso – ossia quando la trasmissione via PEC non vada a buon fine per causa imputabile al destinatario – trova applicazione il D.L. n. 179 del 2012, art. 16, comma 6, secondo cui le notificazioni e le comunicazioni “sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria”.
Peraltro, nonostante la mancata ricezione della comunicazione per causa a lui imputabile, il destinatario è comunque nella condizione di prendere cognizione degli estremi della comunicazione medesima, in quanto il sistema invia un avviso al portale dei servizi telematici, di modo che il difensore destinatario, accedendovi, viene informato dell’avvenuto deposito.
Ai sensi del D.M. n. 44 del 2011, art. 16, comma 4, infatti, “nel caso in cui viene generato un avviso di mancata consegna previsto dalle regole tecniche della posta elettronica certificata (…) viene pubblicato nel portale dei servizi telematici, secondo le specifiche tecniche stabilite ai sensi dell’art. 34, un apposito avviso di avvenuta comunicazione o notificazione dell’atto nella cancelleria o segreteria dell’ufficio giudiziario, contenente i soli elementi identificativi del procedimento e delle parti e loro patrocinatori”. La notifica depositata in cancelleria è a disposizione dell’avvocato, il quale, per estrarne copia, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 40, comma 1-ter, deve pagare il decuplo dei diritti normalmente dovuti.