Notificazione non andata a buon fine per causa non imputabile al notificante, quanto tempo per rinnovare la notifica?

Cassazione civile, sez. II, 28 novembre 2017, n. 28388

Notificazione non andata a buon fine per causa non imputabile al notificante, quanto tempo per rinnovare la notifica?

Riferimenti

Notificazione non andata a buon fine per causa non imputabile al notificante, rinnovo tempestivo della notifica per conservare gli effetti della richiesta originaria

«Nel caso in cui la notificazione di un atto processuale da compiere entro un termine perentorio non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, quest’ultimo, ove se ne presenti la possibilità, ha la facoltà e l’onere di richiedere la ripresa del procedimento notificatorio, e la conseguente notificazione, ai fini del rispetto del termine, avrà effetto fin dalla data della iniziale attivazione del procedimento, semprechè la ripresa del medesimo sia intervenuta entro un tempo ragionevolmente contenuto, tenuti anche presenti i tempi necessari secondo la comune diligenza per venire a conoscenza dell’esito negativo della notificazione e per assumere le informazioni ulteriori conseguentemente necessarie» (Cassazione civile, sez. un., 24 luglio 2009, n. 17352)
In sostanza, quando la mancata notifica non è imputabile alla parte che l’ha richiesta, il processo notificatorio continua a ritenersi iniziato nel momento in cui l’atto è stato spedito, ma questa continuità sussiste solo qualora la parte istante si sia riattivata con “immediatezza” per completare il processo notificatorio, non appena appresa la notizia dell’esito negativo della notificazione, e abbia svolto la medesima attività con “tempestività”.
Di recente le Sezioni Unite, con sentenza n. 14594 del 2016, hanno affermato che «In caso di notifica di atti processuali non andata a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso dell’esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria deve riattivare il processo notificatorio con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325 c.p.c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa».

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