Processo sommario di cognizione, l’appello si propone con citazione e non con ricorso

Cassazione civile, sez. VI, 18 agosto 2016, n. 17192

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Processo sommario di cognizione, l’appello si propone con citazione e non con ricorso

Avverso l’ordinanza emessa a definizione del procedimento sommario di cognizione – introdotto quindi con ricorso ex art. 702 bis c.p.c. – l’appello va proposto proposto nella forma della citazione e non con ricorso.
In assenza di una specifica previsione normativa per il giudizio di secondo grado trova applicazione la disciplina ordinaria di cui agli artt. 339 e ss. c.p.c.

«In mancanza di una disposizione di legge che richiami espressamente la disciplina dettata per il procedimento di primo grado, l’appello avverso l’ordinanza emessa ai sensi dello art. 702-ter c.p.c., comma 5 non può essere infatti trattato con il rito sommario di cognizione, dovendosi invece osservare la disciplina ordinaria prevista dagli artt. 339 c.p.c. e ss., con la conseguenza che l’impugnazione dev’essere proposta con atto di citazione.
Qualora pertanto, come nella specie, l’appello sia stato erroneamente proposto con ricorso, trova applicazione il principio secondo cui, instaurandosi il rapporto processuale con la vocatio in jus della controparte, e quindi con la conoscenza dell’atto introduttivo da parte del destinatario, la tempestività dell’impugnazione dev’essere riscontrata avendo riguardo non già alla data di deposito del ricorso, ma a quella in cui lo stesso risulta notificato alla controparte unitamente al decreto di fissazione dell’udienza.
Tale principio, costantemente affermato da questa Corte per tutte le ipotesi in cui la forma prescelta per l’atto d’impugnazione non corrisponda a quella prescritta dalla legge, è stato ribadito anche in riferimento all’impugnazione dell’ordinanza emessa all’esito del procedimento sommario di cognizione (cfr. Cass., Sez. Un., 10 febbraio 2014, n. 2907), ed ha ricevuto ulteriore conferma in materia di immigrazione, con specifico riguardo ai giudizi aventi ad oggetto il diniego del permesso di soggiorno per motivi familiari (cfr. Cass., Sez. 6, 26 giugno 2014, n. 14502) ed il riconoscimento della protezione internazionale (cfr. Cass., Sez. 6, 15 dicembre 2014, n. 26326; 10 luglio 2014, n. 15784), per i quali il D.Lgs. n. 150 del 2011 dichiara applicabile il predetto rito».

Testo integrale della sentenza: Cassazione civile, sez. VI, 18 agosto 2016, n. 17192