È reato utilizzare una carta bancomat altrui digitando le cifre del pin a caso

Cassazione penale, sez. V, 20 aprile 2018, n. 17923

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È reato utilizzare una carta bancomat altrui digitando le cifre del pin a caso anche se non si ottiene l’erogazione del denaro

Integra il reato di cui all’art. 493-ter cod.pen. l’utilizzo di una carta bancomat altrui e di provenienza furtiva digitando a caso le cifre del pin anche se non si ottiene l’erogazione del denaro.
Ai fini della consumazione del reato di cui all’ art. 493-ter c.p. (già precedentemente articolo 55, comma 9, del decreto legislativo 21 novembre 2007 n. 23) è sufficiente una qualsivoglia modalità di utilizzazione della carta bancomat, a prescindere dall’effettivo conseguimento del denaro, al cui prelievo è funzionale la detta utilizzazione
Partendo da queste premesse la Corte ha accolto il ricorso del procuratore generale e ritenuto consumato e non solo tentato il reato di che trattasi, sul rilievo che la accertata utilizzazione della carta bancomat di provenienza furtiva, realizzata mediante la digitazione casuale di sequenze numeriche (PIN) presso uno sportello di prelievo automatico di denaro, doveva considerarsi tale da esaurire l’attitudine lesiva dei beni giuridici dell’ordine pubblico economico e della fede pubblica, sufficiente a integrare la fattispecie consumata di utilizzazione indebita di carta abilitante al prelievo di denaro contante.

Art. 493 ter Cod. Pen.
Indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento

Chiunque al fine di trarne profitto per sé o per altri, indebitamente utilizza, non essendone titolare, carte di credito o di pagamento, ovvero qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 310 euro a 1.550 euro. Alla stessa pena soggiace chi, al fine di trarne profitto per se’ o per altri, falsifica o altera carte di credito o di pagamento o qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi, ovvero possiede, cede o acquisisce tali carte o documenti di provenienza illecita o comunque falsificati o alterati, nonchè ordini di pagamento prodotti con essi.
In caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penaleper il delitto di cui al primo comma è ordinata la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, nonchè del profitto o del prodotto, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero quando essa non e’ possibile, la confisca di beni, somme di denaro e altre utilità di cui il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente a tale profitto o prodotto.
Gli strumenti sequestrati ai fini della confisca di cui al secondo comma, nel corso delle operazioni di polizia giudiziaria, sono affidati dall’autorità giudiziaria agli organi di polizia che ne facciano richiesta.

Testo integrale della sentenza: Cassazione penale, sez. V, 20 aprile 2018, n. 17923