La revoca della protezione accordata al pentito si estende ai suoi famigliari

Consiglio di Stato, sez. VI, 29 gennaio 2008, n. 243

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La revoca della protezione accordata al pentito si estende ai suoi famigliari

Una volta venuta meno o comunque mutata la situazione di pericolo la revoca del programma di protezione accordato al pentito si estende ai soggetti con egli conviventi

Il programma di protezione previsto dal D.L. n. 8/1991 per i collaboratori di giustizia si estende, ai sensi dell’art. 9, comma 5, del succitato D.L., a coloro che convivono stabilmente con il collaboratore nonché, in presenza di specifiche situazioni, anche a coloro che risultino esposti a grave, attuale e concreto pericolo a causa delle relazioni intrattenute con esso.
Il solo rapporto di parentela, affinità o coniugio, non determina infatti, in difetto di stabile coabitazione, l’applicazione delle misure.

Pur tuttavia, una volta venuta meno o comunque mutata la situazione di pericolo relativamente al titolare del programma, al punto da essere incompatibile il mantenimento delle misure di protezione, diviene parimenti incompatibile la prosecuzione del programma di protezione nei confronti dei soggetti altri con egli conviventi (comma 5 dell’art.9 DL 8/1991).

Quanto sopra si verifica sia al completo cessare dello stato di pericolo allorché il soggetto sottoposto a protezione, con vari comportamenti significativi, anche costituenti delitti, fa presumere di non essere più esposto alla ritorsione del suo ambiente criminale di provenienza; sia al mutare dello stato di pericolo in quanto la commissione di delitti o l’adozione di altri comportamenti criminali, fanno presumere che il soggetto protetto non sia esposto altro che ai pericoli dell’ordinaria competizione per la supremazia propria di certi ambienti della criminalità organizzata, rimanendo obiettivamente superati quelli derivanti dalla potenziale ritorsione.
Ne discende che anche per i soggetti familiari conviventi o in “speciale relazione” con l’ex collaboratore di giustizia viene meno, per naturale e necessaria conseguenza logica, il “tipo” di pericolo che rende meritevole la loro inclusione nelle misure di protezione.

Art. 9 comma 5 DL 8/1991
5. Le speciali misure di protezione di cui al comma 4 possono essere applicate anche a coloro che convivono stabilmente con le persone indicate nel comma 2 nonché, in presenza di specifiche situazioni, anche a coloro che risultino esposti a grave, attuale e concreto pericolo a causa delle relazioni intrattenute con le medesime persone. Il solo rapporto di parentela, affinità o coniugio, non determina, in difetto di stabile coabitazione, l’applicazione delle misure.

Testo integrale della sentenza: Consiglio di Stato, sez. VI, 29 gennaio 2008, n. 243

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