La legge 257/92 non impone un obbligo generalizzato di rimuovere l’amianto impiegato negli edifici.

TAR Toscana, sez. II, 11 dicembre 2010, n. 6722

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«La legge 27 marzo 1992, n. 257 che disciplina la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall’inquinamento da amianto, pur avendo stabilito all’art. 1, comma 2, il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto, non impone un obbligo indiscriminato di rimozione e smaltimento dei materiali già esistenti contenenti tale prodotto.
In particolare, l’art. 3, comma 1, stabilisce che ”La concentrazione di fibre di amianto respirabili nei luoghi di lavoro ove si utilizza o si trasforma o si smaltisce amianto, nei luoghi ove si effettuano bonifiche, negli ambienti delle unità produttive ove si utilizza amianto e delle imprese o degli enti autorizzati alle attività di trasformazione o di smaltimento dell’amianto o di bonifica delle aree interessate, non può superare i valori limite fissati dall’articolo 31 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277”.
Si soggiunge, poi, all’art. 12, in tema di rimozione dell’amianto e tutela dell’ambiente che ”Le unità sanitarie locali effettuano l’analisi del rivestimento degli edifici di cui all’articolo 10, comma 2, lettera l)”, ossia ”degli edifici nei quali siano presenti materiali o prodotti contenenti amianto libero o in matrice friabile, con priorità per gli edifici pubblici, per i locali aperti al pubblico o di utilizzazione collettiva e per i blocchi di appartamenti” disponendone la rimozione “qualora non si possa ricorrere a tecniche di fissaggio, e solo nei casi in cui i risultati del processo diagnostico la rendano necessaria…” (comma n. 3).
Dalla lettura della normativa sopra rassegnata non pare potersi evincere un obbligo cogente e generalizzato di rimuovere il materiale contenente amianto già utilizzato negli edifici privati prima dell’entrata in vigore della legge n. 257/1992, salvo che lo stato di manutenzione del medesimo ne renda evidente l’opportunità.
Inoltre, la competenza ad emettere il parere tecnico necessario è assegnata dalla legge agli uffici delle Aziende sanitarie locali e non all’Agenzia per la protezione dell’ambiente».

Inoltre, la competenza ad emettere il parere tecnico necessario è assegnata dalla legge agli uffici delle Aziende sanitarie locali e non all’Agenzia per la protezione dell’ambiente».

Testo integrale della sentenza: TAR Toscana, sez. II, 11 dicembre 2010, n. 6722