Pubblicazione delle sentenze su internet senza oscurare il nome delle parti.

Cassazione penale, sez. V, 29 gennaio 2009, n. 4239

Pubblicazione delle sentenze su internet senza oscurare il nome delle parti.

Riferimenti

È lecita la pubblicazione integrale delle sentenze già rintracciabili attraverso la banca dati dell’Autorità che le abbia emesse, ovvero senza oscurare i nomi delle parti in causa e sempre che le stesse non abbiano fatto espressa richiesta di omissione delle proprie generalità (la fattispecie riguarda una sentenza tratta dalla banca dati online della Corte dei Conti, pubblicata su un sito internet di informazione giuridica).

La Corte di Cassazione, investita della questione, così come anche i giudici di merito, ha ravvisato la liceità della pubblicazione in quanto conforme al dettato dell’art. 52 del d.lgs. 196/2003.

A tal proposito si rammenta che il Codice della Privacy, in tema di informatica giuridica prescrive, al primo comma dell’articolo 51 che «i dati identificativi delle questioni pendenti dinanzi all’autorità giudiziaria di ogni ordine e grado sono resi accessibili a chi vi abbia interesse anche mediante reti di comunicazione elettronica, ivi compreso il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet»

È comunque facoltà e diritto dell’interessato, relativamente alle sentenze ed agli altri provvedimenti giurisdizionali dell’autorità giudiziaria di ogni ordine e grado, di chiedere per motivi legittimi, con richiesta depositata nella cancelleria o segreteria dell’ufficio che procede prima che sia definito il relativo grado di giudizio, che sia apposta a cura della medesima cancelleria o segreteria, sull’originale della sentenza o del provvedimento, un’annotazione volta a precludere, in caso di riproduzione della sentenza o provvedimento in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, l’indicazione delle generalità e di altri dati identificativi del medesimo interessato riportati sulla sentenza o provvedimento.

In tal caso la cancelleria o segreteria, all’atto del deposito della sentenza o del provvedimento, appone sullo stesso seguente annotazione: “In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi di…..”, oltre ai riferimenti normativi al sopra citato art. 52 del D.Lgs. 196/2003.

Solo qualora il provvedimento giudiziario rechi la suddetta dicitura, in caso di diffusione anche da parte di terzi del medesimo, per esteso o delle relative massime giuridiche, va omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi dell’interessato. (art. 52, 4 comma).

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