ll sindaco non deve rendere motivazioni alla revoca del segretario comunale

Consiglio Stato, sez. VI, 31 gennaio 2006, n. 310

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ll sindaco non deve rendere motivazioni alla revoca del segretario comunale

Il sindaco non è tenuto a spiegare al segretario comunale quali siano le ragioni che lo spingono a revocargli l’incarico. Del resto, alla base del rapporto che lega il primo cittadino al numero due dell’ente locale vi è sostanzialmente la fiducia, un sentimento aleatorio soggetto facilmente alle incrinature e agli oscillamenti.

Così nelle motivazioni della sentenza:
«[…] L’esame di tale problematica è superflua, perché gli appelli sono fondati, alla luce della interpretazione autentica che il legislatore ha dato del comma 81 dell’art. 17 della legge 15 maggio 1997 n. 127, con il D. L. n. 8 del 26.1.1999, convertito nella legge 25 marzo 1999, n. 75.
Questa interpretazione autentica smentisce le conclusioni alle quali è pervenuto il TAR, in tema di riscontrata assoluta carenza di motivazione del provvedimento con il quale si esprime sfiducia nei confronti del segretario comunale in carica, e di accertata violazione del giusto procedimento, a motivo dell’assenza di contraddittorio procedimentale, nonché, relativamente alla nomina del nuovo segretario, della rilevata violazione dell’art. 15, sesto comma del d.p.r. n. 465/1997, per essere intervenuta la nomina del dr. (omissis) oltre il termine perentorio di 120 giorni dalla data (5.1.1998) di entrata in vigore del predetto regolamento.[…]
In senso contrario alla tesi dell’istante, occorre richiamare l’orientamento espresso, in tempi risalenti, dalla Corte Costituzionale, secondo il quale la legge di interpretazione autentica, non diversamente da altre leggi, ha carattere innovativo, e modifica l’ordine legislativo preesistente, con la conseguenza che la legge interpretativa innova l’ordinamento con efficacia retroattiva, in quanto, con questa, viene chiarito il significato di una disposizione previgente (si veda, sentenza Corte Cost. n. 118 del 1957).
Se si eccettua la dipendenza della legge di interpretazione dalla legge interpretata, nel senso che la prima non potrebbe esistere senza l’esistenza della seconda, non vi è, quindi, differenza, quanto agli effetti, tra legge retroattiva e legge interpretativa.
Quanto invece alle incertezze interpretative, che, secondo l’istante, sono necessarie perché una norma possa essere assumere il carattere di interpretazione autentica, vale il richiamo ad altro orientamento della Corte Costituzionale, secondo il quale il contrasto giurisprudenziale non è un presupposto indispensabile di legittimità della legge interpretativa, ma una semplice occasio legis, la cui assenza non determina l’incostituzionalità per sviamento della funzione legislativa della norma di interpretazione, la quale può essere emanata anche in presenza di un indirizzo giurisprudenziale univoco, ma in contrasto con una certa linea di politica del diritto (si veda, sentenza Corte Costituzionale n. 525 del 22 novembre 2000)».