Unioni civili: all’anagrafe permane il vecchio cognome

Corte Costituzionale, 22 novembre 2018, n. 212

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Unioni civili: all’anagrafe permane il vecchio cognome

La Corte Costituzionale ha escluso la valenza anagrafica del cognome comune scelto dalle parti dell’unione civile. Di conseguenza è escluso ogni dubbio di costituzionalità della norma secondo cui, presso gli uffici dello stato civile, permane il cognome precedente all’unione.
Più specificamente la Consulta, con la sentenza n. 212 del 22 novembre scorso, ha dichiarato in parte inammissibile ed in parte infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata in relazione agli artt. 3, lett. c), n. 2), e 8 d.lgs. n. 5/2017, recante “Adeguamento delle disposizioni dell’ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni, nonché modificazioni ed integrazioni normative per la regolamentazione delle unioni civili”.

La censura relativa all’art. 3, lett. c), n. 2, d.lgs. n. 5/2017 (che ha modificato l’art. 20 del del DPR 30 maggio 1989, n. 223) risulta infondata in quanto «il legislatore delegato ha escluso la valenza anagrafica del cognome comune scelto dalle parti dell’unione civile. Ferma restando la facoltà di scegliere ed utilizzare tale cognome comune per la durata dell’unione, viene espressamente esclusa la necessità di modificare la scheda anagrafica individuale, la quale resta, pertanto, intestata alla stessa parte con il cognome posseduto prima della costituzione dell’unione». Precisa infatti la sentenza in oggetto che l’aggiornamento della scheda anagrafica «avrebbe comportato che qualsiasi successiva certificazione anagrafica sarebbe stata rilasciata con il solo cognome modificato, con la conseguente necessità di aggiornare non solo i documenti di identità, ma anche i dati fiscali, lavorativi, sanitari e previdenziali».
In conclusione, il legislatore delegato ha in primo luogo escluso la valenza anagrafica del cognome comune, mentre con l’art. 8, e sempre al fine dell’adeguamento della disciplina dello stato civile, ha previsto la caducazione delle annotazioni effettuate medio tempore, in applicazione di una fonte normativa, provvisoria e di carattere secondario, non coerente con i principi della delega.

Art. 20 DPR 223/1989
Schede individuali
1. A ciascuna persona residente nel comune deve essere intestata una scheda individuale, sulla quale devono essere obbligatoriamente indicati il cognome, il nome, il sesso, la data e il luogo di nascita, il codice fiscale, la cittadinanza, l’indirizzo dell’abitazione. Nella scheda sono altresì indicati i seguenti dati: la paternità e la maternità, ed estremi dell’atto di nascita, lo stato civile, ed eventi modificativi, nonché estremi dei relativi atti, il cognome e il nome del coniuge, o della parte dell’unione civile, la professione o la condizione non professionale, il titolo di studio, gli estremi della carta d’identità, il domicilio digitale, la condizione di senza fissa dimora (1).
2. Nella scheda riguardante i cittadini stranieri sono comunque indicate la cittadinanza e gli estremi del documento di soggiorno.
3. Per le donne coniugate o vedove le schede devono essere intestate al cognome da nubile.
4. Le schede individuali debbono essere tenute costantemente aggiornate e devono essere archiviate quando le persone alle quali sono intestate cessino di far parte della popolazione residente (2).
3-bis. Per le parti dell’unione civile le schede devono essere intestate al cognome posseduto prima dell’unione civile (3).
(1) Comma modificato dall’articolo 3, comma 1, lettera c), punto 1), del DLgs. 19 gennaio 2017, n. 5.
(2) Articolo modificato dall’articolo 15 del D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394 , dall’articolo 1, comma 1, lettera h), del D.P.R. 30 luglio 2012, n. 154 e, da ultimo, sostituito dall’articolo 1, comma 1, lettera o), del D.P.R. 17 luglio 2015, n. 126.
(3) Comma inserito dall’articolo 3, comma 1, lettera c), punto 2), del DLgs. 19 gennaio 2017, n. 5.