Vaccino antipolio: la domanda di indennizzo va proposta entro tre anni dalla conoscenza del danno

Cassazione civile, sez. lavoro, 25 ottobre 2018, n. 27101

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Vaccino antipolio: la domanda di indennizzo va proposta entro tre anni dalla conoscenza del danno

Vaccino antipolio: la domanda di indennizzo a norma della legge 210/1992 va proposta entro tre anni dalla conoscenza del danno

Nel caso in cui la somministrazione della vaccinazione antipoliomielite, non obbligatoria ma fortemente raccomandata, abbia prodotto un danno permanente alla salute la tutela indennitaria accordata ha carattere assistenziale nell’ambito della sicurezza sociale e non risarcitorio.
A tanto consegue che, alla stregua della modifica introdotta con il d.l. 73/2017 (convertito in legge 31 luglio 2017, n. 119), riconosciuta la tutela indennitaria a tutti i danneggiati da vaccinazione antipoliomielitica non obbligatoria, la proponibilità della domanda per opporre il diritto all’autorità  sanitaria deve ricondursi nell’alveo della norma generale della Legge n. 210/1992 e del termine triennale di decadenza ivi previsto (art. 3, comma 1).

Va, ulteriormente, aggiunto che il termine triennale (alla stregua delle modifiche introdotte con L. n. 238 del 1997, art. 1, comma 9, al testo della Legge n. 210/1992, art. 3, comma 1) decorre dal momento in cui, sulla base della documentazione prescritta nella norma, l’avente diritto risulti aver avuto conoscenza del danno, in tal senso richiedendosi la consapevolezza dell’esistenza di una patologia ascrivibile causalmente alla vaccinazione, dalla quale sia derivato un danno irreversibile che possa essere inquadrato – pur alla stregua di un mero canone di equivalenza e non già secondo un criterio di rigida corrispondenza tabellare – in una delle infermità classificate in una delle otto categorie di cui alla tabella 13 annessa al testo unico approvato con D.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915, come sostituita dalla tabella A allegata al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 834.

Legge 210/1992, art. 3 comma 1
1. I soggetti interessati ad ottenere l’indennizzo di cui all’art. 1, comma 1, presentano alla USL competente le relative domande, indirizzate al Ministro della sanità, entro il termine perentorio di tre anni nel caso di vaccinazioni o di epatiti post-trasfusionali o di dieci anni nei casi di infezioni da HIV. I termini decorrono dal momento in cui, sulla base delle documentazioni di cui ai commi 2 e 3, l’avente diritto risulti aver avuto conoscenza del danno. La USL provvede, entro novanta giorni dalla data di presentazione delle domande, all’istruttoria delle domande stesse e all’acquisizione del giudizio di cui all’art. 4, sulla base di direttive del Ministero della sanità, che garantiscono il diritto alla riservatezza anche mediante opportune modalità organizzative.

Testo integrale della sentenza: Cassazione civile, sez. lavoro, 25 ottobre 2018, n. 27101