Cosa è l’ Affidamento in prova al Servizio Sociale ?

Cosa è l’ Affidamento in prova al Servizio Sociale ?

Riferimenti

Cosa è l’affidamento in prova al Servizio Sociale e chi può richiederlo

L’affidamento in prova al Servizio Sociale è una misura alternativa alla detenzione carceraria finalizzata ad evitare alla persona condannata la condizione di privazione della libertà personale e, soprattutto, il contatto con l’ambiente penitenziario, da cui potrebbe derivare un danno.
Detta misura consiste nell’affidamento del condannato al Servizio Sociale, fuori dall’istituto di pena, per un periodo uguale a quello della pena da scontare.
La misura è regolamentata dall’art. 47 dell’Ordinamento Penitenziario (Legge 26 luglio 1975, n. 354) così come modificato dall’art. 2 della Legge n. 165/1998 (Legge Simeone – Saraceni).

In cosa consiste nel dettaglio

L’affidamento in prova al Servizio Sociale consente al condannato di espiare la pena detentiva inflitta, o comunque quella residua, in regime di libertà assistita e controllata.
L’applicazione dell’affidamento da un lato fa venir meno ogni rapporto del condannato con l’istituzione carceraria e dall’altro comporta l’instaurarsi di una relazione di tipo collaborativo con l’ufficio di esecuzione penale esterna.
A questo fine viene elaborato un programma di trattamento individuale, che declina le attività che il condannatp dovrà svolgere, gli obblighi e gli impegni cui deve attenersi ed i controlli cui sarà sottoposto.
All’atto dell’affidamento è redatto verbale in cui sono dettate le prescrizioni che il soggetto dovrà seguire in ordine ai suoi rapporti con il servizio sociale, alla dimora, alla libertà di locomozione, al divieto di frequentare determinati locali ed al lavoro (comma 5).
Con lo stesso provvedimento può essere disposto che durante tutto o parte del periodo di affidamento in prova il condannato non soggiorni in uno o più comuni, o soggiorni in un comune determinato; in particolare sono stabilite prescrizioni che impediscano al soggetto di svolgere attività o di avere rapporti personali che possono portare al compimento di altri reati (comma 6).
Nel verbale deve anche stabilirsi che l’affidato si adoperi in quanto possibile in favore della vittima del suo reato ed adempia puntualmente agli obblighi di assistenza familiare (comma 7).
Nel corso dell’affidamento le prescrizioni possono essere modificate dal magistrato di sorveglianza. Le deroghe temporanee alle prescrizioni sono autorizzate, su proposta del direttore dell’ufficio di esecuzione penale esterna, dal magistrato di sorveglianza, anche in forma orale nei casi di urgenza (comma 8).
Il servizio sociale controlla la condotta del soggetto e lo aiuta a superare le difficoltà di adattamento alla vita sociale, anche mettendosi in relazione con la sua famiglia e con gli altri suoi ambienti di vita (comma 9).

Esito positivo

Il servizio sociale riferisce periodicamente al magistrato di sorveglianza sul comportamento del soggetto
L’esito positivo del periodo di prova, la cui durata coincide con quella della pena da scontare, estingue la pena ed ogni altro effetto penale.
Il tribunale di sorveglianza, qualora l’interessato si trovi in disagiate condizioni economiche, può dichiarare estinta anche la pena pecuniaria che non sia stata già riscossa (art. 47, 12 comma).
All’affidato in prova al servizio sociale che abbia dato prova nel periodo di affidamento di un suo concreto recupero sociale, desumibile da comportamenti rivelatori del positivo evolversi della sua personalità, può essere concessa la detrazione di pena di cui all’articolo 54. Si applicano gli articoli 69, comma 8, e 69-bis nonché l’articolo 54, comma 3.

Esito negativo

L’affidamento è revocato qualora il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, appaia incompatibile con la prosecuzione della prova (art. 47, 11 comma).

Requisiti per l’ammissione

Pena detentiva inflitta, o anche residuo pena, non superiore a tre anni (art. 47, 1 comma) ed inoltre
1. per chi non è detenuto: aver tenuto un comportamento tale, dopo la condanna, da consentire lo stesso giudizio di cui sopra, anche senza procedere all’osservazione in istituto (art. 47, 3 comma).
2. per chi è detenuto relazione “di sintesi” (risultati della osservazione della personalità, condotta collegialmente per almeno un mese in istituto) che preveda che la misura alternativa, anche attraverso le prescrizioni, contribuisca alla rieducazione del condannato e assicuri la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati (art. 47, 2 comma).
L’affidamento in prova può, altresì, essere concesso al condannato che deve espiare una pena, anche residua, non superiore a quattro anni di detenzione, quando abbia serbato, quantomeno nell’anno precedente alla presentazione della richiesta, trascorso in espiazione di pena, in esecuzione di una misura cautelare ovvero in libertà, un comportamento tale da consentire il giudizio di cui al comma 2 ().

A chi si propone la domanda di ammissione

L’istanza per poter usufruire della misura dell’affidamento deve essere inviata, corredata dalla documentazione necessaria:

  1. Se il condannato è in libertà, al Pubblico Ministero della Procura che ha disposto la sospensione dell’esecuzione della pena, entro trenta giorni dalla notifica (art. 656, 5 comma c.p.p.).
    Il Pubblico Ministero trasmette l’istanza al Tribunale di Sorveglianza competente, che fissa l’udienza;
  2. Se ha avuto inizio l’esecuzione della pena e, quindi, il condannato è detenuto, al Magistrato di Sorveglianza competente in relazione al luogo dell’esecuzione, il quale può sospendere l’esecuzione, ordinare la liberazione del condannato e trasmettere immediatamente gli atti al Tribunale di Sorveglianza, nel caso in cui siano offerte concrete indicazioni circa:
      • in ordine alla sussistenza dei presupposti per l’ammissione all’affidamento in prova;
      • al grave pregiudizio derivante dalla protrazione dello stato di detenzione;
      • non vi sia pericolo di fuga.

    L’ordinanza conserva efficacia fino alla decisione del tribunale di sorveglianza, cui il magistrato trasmette immediatamente gli atti, che decide entro sessanta giorni (art. 47, 4 comma)

Compiti del Centro di Servizio Sociale prima dell’ammissione

il Centro di Servizio Sociale:

  • se il condannato è in libertà, svolge l’inchiesta di servizio sociale richiesta dal Tribunale di Sorveglianza;
  • se il condannato è detenuto, partecipa al gruppo per l’osservazione scientifica della personalità e dà il suo contributo di consulenza per elaborare collegialmente la relazione di sintesi da inviare al Tribunale di Sorveglianza.

In entrambi i casi il Centro di Servizio Sociale svolge un’inchiesta di servizio sociale per fornire al Tribunale di Sorveglianza o all’Istituto di pena elementi, oggettivi e soggettivi, relativi al condannato con particolare riferimento all’ambiente sociale e familiare di appartenenza ed alle risorse personali, familiari, relazionali ed ambientali su cui fondare un’ipotesi di intervento e di inserimento.

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