Cessione del credito pro soluto e pro solvendo

3764
0.00 / 5 - 0 voti
 Cessione del credito pro soluto e pro solvendo

La cessione del credito

La cessione del credito rappresenta il negozio giuridico in ragione del quale un determinato credito viene trasferito da un soggetto ad un altro.
Il credito può essere trasferito anche senza il consenso del debitore, purché non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla legge.
Inoltre la cessione ha effetto nei confronti del debitore ceduto quando questi l’ha accettata o quando gli è stata notificata. Prima di tale momento il debitore si libera adempiendo nelle mani del cedente. Tuttavia, anche prima della notificazione, il debitore che paga al creditore cedente non è liberato, se il cessionario prova che il debitore medesimo era già a conoscenza dell’avvenuta cessione.

Ma cosa accade se il debitore non paga il proprio debito? Il soggetto cessionario del credito può richiedere l’adempimento nei confronti del cedente?
Nella diversa risposta a tali quesiti ovvero nella assunzione o meno della garanzia per la solvenza del debitore risiede la differenza tra cessione pro soluto e cessione pro solvendo.

Cessione pro soluto

La cessione del credito è di norma pro soluto, il che significa che il cedente non risponde della solvenza del debitore. L’inadempimento del debitore è un rischio del quale il cedente si libera addossandolo al cessionario.
Una volta confermata l’esistenza del credito e la mancanza di cause di nullità, annullabilità o altri vizi che possano far venir meno il credito, il cedente perde completamente la titolarità del diritto ed ogni responsabilità annessa. In altre parole, il creditore garantisce al cessionario la mera esistenza del credito, senza ulteriori garanzie sull’obbligo del debitore, e cede il suo diritto.

Cessione pro solvendo

Nella cessione del credito pro solvendo (o salvo buon fine) il cedente non viene definitivamente estromesso dal rapporto e dovrà pagare il cessionario in caso di inadempimento del debitore ceduto. Si può pattuire, infatti, che il cedente garantisca la solvenza del debitore ceduto (cosiddetta garanzia del nomen bonum) per cui se il debitore si rivela inadempiente, il creditore cedente sarà chiamato dal cessionario ad adempiere all’obbligo e a pagare la somma dovuta.
In questo casi, quindi, il cedente deve garantire l’esistenza del credito ma anche la solvenza del debitore, e se il debitore non provvede al pagamento, il cessionario ha diritto di rivalersi sul cedente. Il creditore cedente è quindi costretto a corrispondere gli interessi, rimborsare le spese della cessione e dell’analisi del debitore e risarcire l’eventuale danno. Il cedente è liberato dalla propria obbligazione solo dopo che il debitore ceduto provvede ad adempiere le proprie prestazioni nei confronti del cessionario.

Art. 1260 Codice Civile
Cedibilità dei crediti.
Il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore, purché il credito non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla legge.
Le parti possono escludere la cedibilità del credito; ma il patto non è opponibile al cessionario, se non si prova che egli lo conosceva al tempo della cessione.