Come affrontare una causa di lavoro dalla conciliazione al giudizio

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    Lavoro e previdenza sociale

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Come affrontare una causa di lavoro? Capita molto spesso che il lavoratore si trovi in situazioni poco piacevoli, quali aver ricevuto una lettera di licenziamento improvvisa o non aver ricevuto lo stipendio. In tali casi, è utile, o meglio è più che conveniente, rivolgersi ad un avvocato giuslavorista per adottare gli opportuni provvedimenti.

Le cause di lavoro seguono regole parzialmente diverse da un comune processo civile: gli artt. 409 e ss c.p.c. Il processo del lavoro (o rito del lavoro), infatti, si applica solo alle controversie che presuppongono l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato (art. 409 c.p.c.).
Vediamo quali sono i vari passaggi di una vertenza di lavoro.
Le parti hanno, anzitutto, tre possibilità:

  • Promuovere un tentativo di conciliazione
  • Adire direttamente il giudice del lavoro
  • Proporre la vertenza di lavoro innanzi al collegio di conciliazione e arbitrato

Certamente l’ultima modalità si configura come la soluzione meno dispendiosa in quanto dimezza i costi e accorcia i tempi di una normale causa di lavoro.

Esaminiamo più da vicino le altre modalità.

Tentativo di conciliazione
La legge (art. 410 c.p.c.) riconosce sia al lavoratore che al datore di lavoro la facoltà (e non il dovere) di esperire un tentativo di conciliazione presso le Commissioni di conciliazione, istituite presso ciascuna Direzione provinciale del lavoro.
La richiesta di conciliazione, che può essere promossa anche tramite l’associazione sindacale di appartenenza, deve essere sottoscritta dall’istante e presentata a mano o spedita con raccomandata con avviso di ricevimento (A/R). La predetta richiesta di conciliazione deve contenere, a pena di nullità, i seguenti elementi:

  • Dati identificativi dell’istante e della controparte (nome, cognome, residenza);
  • Indicazione del luogo ove è sorto il rapporto di lavoro;
  • Indicazione del domicilio ove l’istante desidera ricevere le comunicazioni inerenti la procedura;
  • Esposizione dei fatti e delle ragioni che legittimano la richiesta.

Dopo che la richiesta di conciliazione sia stata presentata e notificata anche alla controparte, possiamo avere i seguenti esiti:

  • La controparte accetta: depositerà una memoria difensiva presso la Commissione di conciliazione, che fisserà una data per l’espletamento del tentativo di conciliazione. Una volta espletato il suddetto tentativo, si prospettano due scenari:
    – la conciliazione riesce: si redige il processo verbale, che potrà anche essere dichiarato esecutivo dal giudice con un decreto.
    – la conciliazione non riesce: la Commissione di conciliazione propone una bonaria risoluzione della controversia, che le parti possono anche non accettare.
  • La controparte non accetta: ci si potrà rivolgere all’autorità giudiziaria.

Durante il tentativo di conciliazione le parti possono anche decidere di dare mandato alla commissione di conciliazione affinché risolva la causa di lavoro in via arbitrale (art. 412 c.p.c.)

Processo del lavoro

Il giudice competente per le cause di lavoro è il cd. Tribunale del lavoro, cioè un’apposita sezione del tribunale ordinario che si occupa specificatamente delle cause di lavoro, applicando le norme del processo del lavoro (art. 413 c.p.c.). E nello specifico sarà competente territorialmente quel Tribunale del lavoro nella cui circoscrizione è sorto il rapporto di lavoro o si trovi l’azienda.
La causa di lavoro si instaura con il deposito nella cancelleria del giudice del lavoro di un ricorso, che deve contenere i seguenti elementi (art. 414 c.p.c.):

  • Indicazione del giudice del lavoro
  • Dati identificativi del ricorrente
  • Oggetto della domanda
  • Esposizione dei fatti e delle ragioni, su cui si fonda il ricorso
  • Indicazione dei mezzi di prova

Dopo che il ricorso è depositato nella cancelleria del giudice del lavoro, la parte dovrà notificarlo alla controparte.
Sebbene sia possibile per la parte stare in giudizio personalmente in tutte quelle cause di lavoro il cui valore non superi l’importo di € 129,11, è fortemente consigliato rivolgersi ad avvocati esperti di cause di lavoro.

Udienza di discussione della causa di lavoro
Dopo il deposito del ricorso, il giudice del lavoro provvede a fissare l’udienza di discussione della causa di lavoro, che si snoda in tre fasi (art. 420 c.p.c.):

  • Fase preliminare: verifica della regolarità degli atti e del contraddittorio, interrogatorio libero delle parti ed espletamento del tentativo di conciliazione;
  • Fase istruttoria: ammissione dei mezzi di prova e assunzione degli stessi;
  • Fase decisoria: conclusioni delle parti e sentenza.

Si sottolinea che la mancata lettura del dispositivo in udienza è motivo di nullità della sentenza.
I tempi delle cause di lavoro sono più celeri rispetto a quelli delle cause ordinarie. Sono previsti, infatti, termini brevi. Pensiamo, ad esempio, che tra la data del deposito del ricorso e la data dell’udienza di discussione non devono intercorrere più di 60 giorni (art. 415 c.p.c.). O ancora, il giudice del lavoro deve dare lettura del dispositivo e anche delle motivazioni sottese alla decisione in un’unica udienza. Solo qualora si tratti di una vertenza di lavoro alquanto complessa, il giudice del lavoro leggerà il dispositivo in udienza e fisserà un termine non superiore a 60 giorni per il deposito della motivazione (art. 429 c.p.c.).

Appello della sentenza di lavoro
Le sentenze emesse in primo grado sono provvisoriamente esecutive: vi è, però, una differente disciplina a seconda di chi sia la parte vittoriosa nella vertenza di lavoro (art. 431 c.p.c.).

  • Se è vittorioso il lavoratore: si potrà procedere all’esecuzione con la sola copia del dispositivo (e non si dovrà attendere il deposito della motivazione). L’esecuzione potrà essere sospesa dal giudice dell’appello solo se al datore di lavoro derivi un gravissimo danno.
  • Se è vittorioso il datore di lavoro: si potrà procedere all’esecuzione ordinaria, che potrà essere sospesa solo in presenza di gravi danni al lavoratore.

Sono appellabili tutte le sentenze emesse in primo grado dal Tribunale del lavoro, purché abbiano un valore superiore a € 25,82. In tale ultimo caso è ammesso solo il ricorso in Cassazione.
L’appello si propone innanzi alla Corte d’Appello nel cui distretto si trova il giudice del lavoro che ha emesso la sentenza impugnata (art. 433 c.p.c.).
L’atto introduttivo ha la forma del ricorso, che deve contenere tutti gli elementi già elencati sopra e in più (art. 434 c.p.c.):

  • L’indicazione delle parti della sentenza che si vogliono impugnare e delle modifiche che si richiedono;
  • L’indicazione dei motivi posti a fondamento dell’appello.

Quali sono i termini per appellare?
La parte dovrà proporre appello entro:

  • termine breve di 30 giorni che decorrono dalla notificazione della sentenza;
  • termine lungo di 6 mesi che decorrono dalla pubblicazione della sentenza.

E l’appello si intenderà proposto quando la parte avrà depositato il ricorso nei predetti termini.

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Fonti normative:
codice di procedura civile: artt. 409, 410, 412, 413, 414, 415, 420, 429, 431, 433, 434 c.p.c.

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