Videosorveglianza in condominio e tutela della privacy

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 Videosorveglianza in condominio e tutela della privacy

Videosorveglianza in condominio: è legittimo installare sistemi di videosorveglianza in condominio con l’approvazione dell’assemblea e rispetto della privacy.

Con la legge n. 220/2012 (riforma del condominio), è stato introdotto l’art. 1122 ter c.c., secondo cui “le deliberazioni concernenti l’installazione sulle parti comuni dell’edificio di impianti volti a consentire la videosorveglianza su di esse sono approvate dall’assemblea con la maggioranza di cui al secondo comma dell’articolo 1136”, ossia la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio.
Il potere di decidere l’installazione di impianti di videosorveglianza in condominio è rimesso all’assemblea, ignorando invero ancora una volta la volontà dei conduttori che vivono abitualmente nel condominio a differenza di molti proprietari.
Una volta deliberata, l’installazione delle telecamere dovrà rispettare la normativa dettata dal Garante della Privacy (vademecum “Il Condominio e la Privacy” del 2013), nonché il successivo Regolamento UE 679/2016 (c.d. GDPR General Data Protection Regulation) ed il recente D.Lgs n. 101/2018 per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni di detto regolamento.

Videosorveglianza in condominio nelle aree comuni

Secondo il Garante della Privacy per far si che un sistema di videosorveglianza in condominio sia considerato lecito e rispondente alla tutela della privacy, è necessario rispettare le seguenti formalità:

  • segnalare la presenza delle telecamere con appositi cartelli;
  • le registrazioni potranno essere conservate per un periodo limitato non superiore alle 24/48 ore e per tempi di conservazione superiori
    ai sette giorni sarà comunque necessario presentare una richiesta di verifica preliminare al Garante;
  • le telecamere devono riprendere solo le aree comuni da controllare, evitando la ripresa di luoghi circostanti e di particolari che non rilevanti;
  • i dati raccolti dovranno essere protetti con idonee misure di sicurezza che ne consentano l’accesso alle sole persone autorizzate (ad esempio, il Titolare ed il responsabile o incaricato del trattamento).
  • è necessario nominare responsabili o incaricati del trattamento, quali soggetti “custodi” che hanno accesso alle immagini;
  • bisogna sottoporre a verifica preliminare l’impianto e le aree interessate dalle videoriprese;
  • le apparecchiature di registrazione devono essere custodite in maniera adeguata e devono essere adottate tutte le misure di sicurezza minime ed idonee, al fine di ridurre i rischi di distruzione, perdita e accesso non autorizzato ai dati videoregistrati.

Discorso analogo vale anche in caso di installazione di videocitofoni o altre apparecchiature di videosorveglianza in condominio che rilevano immagini o suoni, anche tramite registrazione, in quanto equiparati a sistemi di videosorveglianza, a meno che il sistema non venga installato da persone fisiche per fini esclusivamente personali.
Nel caso in cui un condomino volesse installare una telecamera o un videocitofono ad uso esclusivo, sarà quindi compito dell’amministratore verificare l’area interessata dalle riprese, così da mantenere garantito il diritto alla privacy degli altri condomini.
Il Regolamento UE 679/2016 ha inoltre precisato che, per motivi di sicurezza, possono essere installate telecamere anche senza il consenso altrui, purché ci sia un legittimo interesse del “Titolare” (che, nel caso del condominio, è rappresentato dall’amministratore) alla tutela della sicurezza personale e dei propri beni.

Videosorveglianza in condominio nelle aree private

Fermo quanto appena precisato in riferimento alla verifica da parte dell’amministratore di condominio, se l’installazione viene effettuata da persone fisiche per fini esclusivamente personali (seppur all’interno di un condominio) e le immagini non vengono comunicate a terzi o diffuse, non si applicano le norme previste dal Codice della Privacy.
Non sarà quindi necessario segnalare l’eventuale presenza del sistema di videosorveglianza con un apposito cartello, seppur restino comunque valide le disposizioni in tema di responsabilità civile e di sicurezza dei dati.
In questo caso è però necessario che il sistema di videosorveglianza sia installato in maniera tale che l’obiettivo della telecamera posta di fronte alla porta di casa riprenda esclusivamente lo spazio privato e non tutto il pianerottolo, ovvero il proprio posto auto e non tutto il garage; in caso contrario si rischierebbe di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata, di cui all’art. 615 bis c.p.
A tal proposito, la Suprema Corte ha più volte affermato che l’angolo della ripresa deve essere limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza, escludendo la liceità di riprese (anche senza registrazione) di aree comuni o antistanti l’abitazione di altri condomini.
Dunque, è da ritenersi illegittimo il posizionamento di una telecamera che, seppur di uso esclusivo di un condomino, riprende ad esempio la finestra del vicino, il suo terrazzo o l’interno della sua abitazione (trattandosi tra l’altro di aree strettamente collegate al concetto di domicilio), a meno che non ci sia il consenso del vicino interessato.
Sempre in virtù del citato Regolamento UE, se vi è interesse, ma manca il consenso altrui, non è invece da considerarsi illegittima l’installazione di una telecamera che ad esempio registra ciò che avviene lungo il viale d’ingresso, anche se area che interessa più condomini.

Valore probatorio delle riprese video incondominio

Le videoriprese effettuate dalle telecamere private installate nelle abitazioni possono essere utilizzate come prova se acquisite nel processo (Cass. IV Sez. Pen.
n. 39293/2018).
Secondo la Suprema Corte, infatti, “la giurisprudenza di legittimità ha avuto modo, in più occasioni, di puntualizzare come, in tema di prova atipica, siano legittime e pienamente utilizzabili, senza alcuna necessità di autorizzazione dell’autorità giudiziaria, le videoriprese eseguite da privati mediante telecamera esterna installata sulla loro proprietà, che consentono di captare ciò che accade nell’ingresso, nel cortile e sui balconi del domicilio di terzi, i quali, rispetto alle azioni che ivi si compiono, non possono vantare alcuna pretesa al rispetto della riservatezza, trattandosi di luoghi che, pur essendo di privata dimora, sono liberamente visibili dall’esterno, senza ricorrere a particolari accorgimenti (sent. n. 46786/2014; sent. n. 22093/2015)”.
Trattandosi inoltre di prova documentale, la cui acquisizione è consentita ex art. 234 c.p.p., è ininfluente quindi che siano state o meno rispettate le disposizioni in tema di privacy, “poiché la relativa disciplina non costituisce sbarramento all’azione penale” (cfr. Cass. n. 6813/2013 e n. 28554/2013).

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