Il giudizio abbreviato condizionato non può essere revocato anche se l’integrazione probatoria non è più possibile.

Cassazione penale, sez. II, 13 aprile 2007, n. 15117

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 Il giudizio abbreviato condizionato non può essere revocato anche se l’integrazione probatoria non è più possibile.

Il giudice non ha il potere di revocare l’ordinanza di ammissione del giudizio abbreviato condizionato, pur nel caso in cui l’integrazione probatoria non possa avere luogo per circostanze imprevedibili e sopraggiunte.

«La scelta del rito abbreviato è infatti tendenzialmente irrevocabile, anche se la violazione di questa regola non è assistita da una sanzione specifica (cfr. Cass. Sez. 1^, sent. n. 3600 dep. il 9 agosto 1996), e trova la propria attuazione nel principio secondo cui l’imputato ha comunque diritto alla diminuente di un terzo se sussistevano i presupposti per procedere con rito abbreviato.
Non è dunque possibile supporre che il giudice, una volta ammesso il rito alternativo, lo possa revocare indipendentemente da una qualsiasi manifestazione di volontà dell’imputato. È proprio il pericolo di questa sovrapposizione della volontà del giudice a quella dell’imputato che risiede alla base delle recenti pronunce che hanno utilizzato la nozione di abnormità per sanzionare la revoca dell’ordinanza di ammissione del rito ad iniziativa esclusiva del giudice (cfr., oltre il precedente citato, anche Cass. Sez. 1^, sent. n. 17317 dep. il 14 aprile 2004).
Nè può disegnarsi, alla stregua del diritto vigente, una norma speciale per l’abbreviato condizionato, anche quando l’integrazione probatoria non possa aver luogo per circostanze imprevedibili e sopraggiunte, perchè comunque non sarebbe concepibile una revoca unilaterale da parte del giudice, che presuppone valutazioni di opportunità esclusivamente pertinenti alla persona dell’imputato ».