L’acquisto di un animale da compagnia è soggetto alle norme del Codice del Consumo

Cassazione civile, sez. II, 25 settembre 2018, n. 22728

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 L’acquisto di un animale da compagnia  è soggetto alle norme del Codice del Consumo

L’acquisto di un animale da compagnia è soggetto alle norme del Codice del Consumo e, quindi, la denuncia di un vizio, come una malattia congenita, può avvenire nel termine di due mesi dalla scoperta.

L’acquisto di un animale da compagnia o d’affezione, laddove sia avvenuto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente esercitata dal compratore, è regolato dalle norme del Codice del Consumo, salva l’applicazione delle norme del codice civile per quanto non previsto.
Di conseguenza, applicandosi la disciplina a tutela dei consumatori, la denuncia del difetto della cosa venduta (nella fattispecie una malattia cardiaca congenita di un cane) è soggetta, ai sensi dell’art. 132 del codice del consumo, al termine di decadenza di due mesi dalla data di scoperta del difetto e non degli otto giorni previsti dall’articolo 1495 del codice civile.
A tale riguardo la S.C. ha osservato che non può dubitarsi che la persona fisica che acquista un animale da compagnia (o d’affezione), per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente esercitata, vada qualificato a tutti gli effetti “consumatore”; e che vada qualificato “venditore”, ai sensi del codice del consumo, chi nell’esercizio del commercio o di altra attività imprenditoriale venda un animale da compagnia; quest’ultimo, peraltro, quale “cosa mobile” in senso giuridico, costituisce “bene di consumo”.
In altri termini, considerato che la disciplina del Codice del Consumo è prevalente – laddove è applicabile – su quella del codice civile e considerato che, alla stregua di quanto sopra osservato, la compravendita di animali da compagnia non è, di per sè, esclusa dalla disciplina del codice del consumo, non v’è ragione per negare all’acquirente di un animale da compagnia la maggior tutela riconosciuta da tale ultimo codice quando risultino sussistenti i presupposti per la sua applicabilità.
E la maggior tutela, nel caso oggetto della presente controversia, si coglie con riferimento al disposto dell’art. 132 del codice del consumo, che, derogando alla disciplina dell’art. 1495 c.c., stabilisce che il consumatore decade dalla garanzia per i vizi della cosa venduta, “se non denuncia al venditore il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto”.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. II, 25 settembre 2018, n. 22728