Annullamento del matrimonio oltre tre anni di convivenza

Cassazione civile, sez. I, 26 novembre 2019, n. 30900

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 Annullamento del matrimonio oltre tre anni di convivenza

Annullamento del matrimonio oltre tre anni di convivenza, è esclusa la delibazione della sentenza ecclesiastica di annullamento salvo determinati casi

Nel nostro ordinamento il protrarsi della convivenza successivamente al matrimonio per oltre tre anni esclude la possibilità di ottenere la delibazione della sentenza ecclesiastica di annullamento del matrimonio.
Nella fattispecie, nonostante vi sia stato un tradimento a pochi mesi dalle nozze ed il matrimonio sia stato annullato dal Tribunale ecclesiastico, è stata Respinta la richiesta dell’ex marito volta al riconoscimento della sentenza pronunciata in ambito ecclesiastico proprio in ragione della protratta convivenza, durata oltre tre anni, tra lo stesso e la consorte.
A tale riguardo la S.C. ha rammentato che «la convivenza “come coniugi”, quale elemento essenziale del “matrimonio-rapporto”, ove protrattasi per almeno tre anni dalla celebrazione del matrimonio concordatario, integra una situazione giuridica di “ordine pubblico italiano”, la cui inderogabile tutela trova fondamento nei principi supremi di sovranità e di laicità dello Stato, già affermato dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 18 del 1982 e n. 203 del 1989, ostativa alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico del “matrimonio-atto”».

Il dato incontroverso della convivenza continuativa ultratriennale non può essere messo in discussione deducendo la “non adesione affettiva da parte di un coniuge o di entrambi i coniugi”. «Affinché  tale dedotta mancanza di affectio coniugalis sia rilevante occorre che entrambi i coniugi la riconoscano al momento della proposizione della domanda di delibazione ovvero che gli stessi abbiano manifestato inequivocamente all’esterno la piena volontà di non considerare la convivenza come un elemento fondamentale integrativo della relazione coniugale ma come una semplice coabitazione.
Occorre altresì che sia manifesta la consapevolezza delle conseguenze giuridiche di tale esteriorizzazione e cioè l’affermazione comune dell’esclusione degli effetti giuridici propri del matrimonio per effetto della semplice coabitazione. In altri termini è necessaria una ricognizione comune ed esteriorizzata della esclusione del carattere coniugale della convivenza.
In questa prospettiva appare irrilevante accertare se l’unione fra i coniugi nel periodo di convivenza ultratriennale sia stata più o meno felice ovvero se vi sia stata una parziale o integrale non adesione affettiva da parte dei coniugi al dato fattuale della convivenza. Tale mancanza di adesione affettiva può acquistare rilevanza giuridica solo se viene concordemente riconosciuta e manifestata all’esterno in modo da privare alla convivenza ogni valenza riconducibile all’estrinsecazione del rapporto coniugale».