L’appello contro la sentenza non definitiva che decide sulla sola domanda di separazione va proposto autonomamente

Cassazione civile, sez. I, 18 luglio 2005, n. 15157

459
4.79 / 5 - 79 voti
 L’appello contro la sentenza non definitiva che decide sulla sola domanda di separazione va proposto autonomamente

L’appello contro la sentenza che decide sulla sola domanda di separazione va proposto autonomamente. Il ricorso per il divorzio può essere proposto anche se pende l’appello in ordine alle condizioni di separazione.

L’appello contro la sentenza che decide sulla sola domanda di separazione, proseguendo il giudizio per la pronuncia sulle condizioni della separazione stessa, va proposto autonomamente ed immediatamente, ovvero nei termini di legge dal deposito o dalla notifica di detta sentenza non definitiva.
La sentenza non definitiva relativa al solo “status” non è suscettibile di appello differito.
La disposizione di cui all’art. 4, comma 12 della Legge n. 898/1970 (precedentemente comma 9), in tema di procedimento di divorzio, secondo la quale, a fini acceleratori della definizione del rapporto personale tra i coniugi, la pronuncia sullo “status”, resa con sentenza non definitiva, è insuscettibile di appello differito, deve ritenersi applicabile anche alla sentenza che decide sulla sola separazione personale, in virtù della disposizione di raccordo contenuta nell’art. 23 della legge n. 74 del 1987 (e ciò a prescindere dalla novella del 2005 in materia di separazione e, quindi, anche prima della stessa).
Tale ultima norma, in una prospettiva di uniformizzazione delle due procedure – testualmente, appunto, dispone che “ai giudizi di separazione personale dei coniugi si applicano, in quanto compatibili, le regole di cui all’art. 4 della legge n. 898/70”.
Peraltro il legislatore con il DL n. 35/2005 (convertito in L. 263/2005) ha introdotto, in materia di separazione, l’art. 709-bis nel codice di rito, norma strutturata in maniera analoga a quella prevista in materia di divorzio ed utilizzando i medesimi termini.
Dalla consentita scindibilità della pronuncia sulla domanda di separazione e la consolidabilità della stessa (ove non impugnata) nel giudicato, deriva che possa essere proposta la successiva domanda di divorzio, non ostante la prosecuzione del giudizio in ordine alla domanda di addebito dalla separazione.
Detta regola è coessenziale al regime impugnatorio della sentenza parziale sulla domanda di separazione, atteso che una decisione “parziale” sul solo “status” dei coniugi non avrebbe ragione di essere anticipata ove, con lo strumento dell’appello differito, fosse consentito di bloccarne poi l’efficacia, mantenendola comunque legata ai tempi di decisione sul merito della domanda in ordine all’addebito, in tal modo condizionando la legittima aspirazione a conseguire lo stato di separato, quale necessaria condizione precedente alla definitiva rescissione del vincolo matrimoniale, alle esigenze istruttorie relative a questioni accessorie ancora da definire.

Art. 709 bis c.p.c. All’udienza davanti al giudice istruttore si applicano le disposizioni di cui agli articoli 180 e 183, commi primo, secondo e dal quarto al decimo. Si applica altresì l’articolo 184. Nel caso in cui il processo debba continuare per la richiesta di addebito, per l’affidamento dei figli o per le questioni economiche, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa alla separazione. Avverso tale sentenza è ammesso soltanto appello immediato che è deciso in camera di consiglio“.

Art. 4, comma. 12°, Legge n. 898/1970 “Nel caso in cui il processo debba continuare per la determinazione dell’assegno, il tribunale emette sentenza non definitiva relativa allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Avverso tale sentenza è ammesso soltanto appello immediato. Appena formatosi il giudicato, si applica la previsione di cui all’art. 10”.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. I, 18 luglio 2005, n. 15157