Arricchimento senza causa della Pubblica Amministrazione. Riconoscimento dell’utilità dell’opera

Cassazione civile, sez. I, 8 maggio 2008, n. 11484

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 Arricchimento senza causa della Pubblica Amministrazione. Riconoscimento dell’utilità dell’opera

Arricchimento senza causa da parte della Pubblica Amministrazione. Il riconoscimento dell’utilità dell’opera, fonte di arricchimento, deve promanare dagli organi rappresentativi dell’Amministrazione.

Un’impresa appaltatrice di opere pubbliche trae in giudizio l’Amministrazione comunale committente, per ottenerne la condanna al pagamento di presunti lavori eseguiti extra-contratto. Il Comune convenuto resiste alla domanda, assumendo trattarsi di opere arbitrariamente eseguite dall’attrice, senza autorizzazione della PA né della direzione dei lavori, opere delle quali, peraltro, non è stata riconosciuta l’indispensabilità. La Corte di Cassazione, confermando la decisione resa sia in primo che in secondo grado, respinge la domanda attorea, ritenendo infondata la spiegata azione di arricchimento senza causa. Argomenta il Collegio che, ai fini dell’azione ex art. 2041 cod. civ. svolta nei confronti della PA, il riconoscimento dell’utilità dell’opera, il quale è condizione dell’azione, può anche essere implicito, ma deve desumersi dalla prova specifica di comportamenti imputabili, non a qualsiasi soggetto facente parte della struttura dell’Amministrazione, bensì solo agli organi rappresentativi dell’Ente interessato o a coloro cui è rimessa la formazione della volontà dell’Ente stesso. In particolare, non vengono ritenuti idonei ad asseverare l’utilità delle opere oggetto di contesa i pareri positivi dati dal direttore dei lavori, dal tecnico comunale e, da ultimo, dal ctu nominato nel corso del giudizio.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. I, 8 maggio 2008, n. 11484