Infortunio sul lavoro: l’art. 2087 c.c. non prevede una responsabilità oggettiva del datore di lavoro

Cassazione civile sez. lavoro, 22 gennaio 2014, n. 1312

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 Infortunio sul lavoro: l’art. 2087 c.c. non prevede una responsabilità oggettiva del datore di lavoro

Nessun risarcimento al lavoratore che con la sua condotta imprudente ed arbitraria ha cagionato l’evento dannoso. L’art. 2087 cod. civ. non configura ipotesi di responsabilità oggettiva a carico del datore di lavoro.

In materia di tutela delle condizioni di lavoro, il lavoratore che agisca nei confronti del datore di lavoro per il risarcimento del danno patito a seguito di infortunio sul lavoro, seppure non debba provare la colpa del datore di lavoro, nei cui confronti opera la presunzione posta dall’art. 1218 cod. civ. è pur sempre onerato, in base al principio generale affermato da Cass. S.U. 30 ottobre 2001, n. 13533, della prova del fatto costituente l’inadempimento e del nesso di causalità materiale tra l’inadempimento e il danno (cfr. Cass. 19 luglio 2007, n. 16003).

La prova liberatoria a carico del datore di lavoro va, poi, generalmente correlata alla quantificazione della diligenza ritenuta esigibile, nella predisposizione delle misure di sicurezza, imponendosi, di norma, allo stesso l’onere di provare l’adozione di comportamenti specifici i quali, ancorché non risultino dettati dalla legge (o altra fonte equiparata), siano suggeriti da conoscenze sperimentali e tecniche, dagli “standard” di sicurezza normalmente osservati o trovino riferimento in altre fonti analoghe (Cass. 24 febbraio 2006, n. 4148; id. 25 maggio 2006, n. 12445; 24 luglio 2006, n. 16881; 27 luglio 2010, n. 17547).

Come osservato in  Cass. Lavoro 17 aprile 2012, n. 6002  L’obbligo di prevenzione di cui all’art. 2087 c.c., che non configura una ipotesi di responsabilità oggettiva, impone al datore di lavoro di adottare non solo le particolari misure tassativamente imposte dalla legge in relazione allo specifico tipo di attività esercitata e quelle generiche dettate dalla comune prudenza, ma anche tutte le altre che in concreto si rendano necessarie per la tutela del lavoratore in base all’esperienza e alla tecnica; tuttavia, da detta norma non può desumersi la prescrizione di un obbligo assoluto di rispettare ogni cautela possibile ed innominata diretta ad evitare qualsiasi danno, con la conseguenza di ritenere automatica la responsabilità del datore di lavoro ogni volta che il danno si sia verificato, occorrendo invece che l’evento sia riferibile a sua colpa, dal momento che la colpa costituisce, comunque, elemento della responsabilità contrattuale del datore di lavoro”.

Nella fattispecie relativa ad un infortunio subito da un conducente di autoarticolato la responsabilità è stata ascritta al conducente medesimo, che avrebbe dovuto porre in essere una condotta di guida consona rispetto alla tipologia del mezzo stesso ed alle condizioni della strada da percorrere ed avrebbe altresì dovuto essere in grado di valutare autonomamente il percorso consigliabile.
In particolare l’autista del camion, pur trasportando un pesante carico di ferro, ha scelto di percorrere un tragitto collinare caratterizzato da una serie di saliscendi anziché un altro percorso maggiormente pianeggiante ed ha mal adoperato l’impianto frenante, surriscaldandolo, con una lunga serie di frenate e senza utilizzo del freno motore ovvero delle marce basse.
É stato quindi ritenuto che l’autistia, in ragione delle conoscenze e competenze connaturate alla qualifica, avrebbe dovuto porre in essere una condotta di guida consona rispetto alla tipologia del mezzo stesso ed alle condizioni della strada da percorrere ed avrebbe altresì dovuto essere in grado di valutare autonomamente il percorso consigliabile.
Per altro verso è stato invece ritenuto che l’obbligo del datore di lavoro esercente un’impresa di autotrasporto non potesse spingersi fino a richiedergli di accertare le caratteristiche delle strade al fine di consigliare l’utilizzo di quella meno pericolosa.
Quanto al veicolo è stato invece ritenuto efficiente in via anche superiore ai limiti richiesti dalla normativa per la revisione degli autoveicoli.

Articolo 2087 Codice civile
Tutela delle condizioni di lavoro
L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro

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