Atti sessuali con minorenne: il reato si configura anche a fronte del comportamento passivo dell’adulto.

Cassazione penale, sez. III, 9 marzo 2012, n. 9349

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 Atti sessuali con minorenne: il reato si configura anche a fronte del comportamento passivo dell’adulto.

Il reato di atti sessuali con minorenne  si configura anche a fronte del comportamento inerte o passivo dell’adulto che non si sottrae agli atti erotici posti in essere dal minore.

Con la decisione in esame la Corte ha affermato il principio secondo cui nel delitto di atti sessuali con minorenne, previsto dall’art. 609-quater cod. pen., sono da considerarsi vietati anche gli atti sessuali compiuti dal minore sulla persona dell’adulto, autore del fatto, a nulla rilevando, da un lato, la circostanza che quest’ultimo tenga un comportamento inerte o passivo e, dall’altro, la partecipazione attiva o l’iniziativa della vittima.
Il reato previsto dall’art. 609-quater cod. pen., vietando il compimento di ogni categoria di atti sessuali con minorenne e, quindi, anche gli atti che la persona offesa compie sull’agente, è configurabile pure nell’ipotesi in cui l’imputato rimanga meramente passivo, essendo irrilevanti la partecipazione attiva o l’iniziativa assunta dalla vittima.
(Fattispecie nella quale gli atti sessuali, consistiti in baci con la lingua e toccamenti dall’inequivoca valenza erotica, erano stati posti in essere su iniziativa della vittima, figlia dell’imputato, il quale era rimasto inerte senza respingere gli approcci della minore).

Art. 609 quater 
Atti sessuali con minorenne.





Soggiace alla pena stabilita dall’articolo 609-bis chiunque al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto:
1) non ha compiuto gli anni quattordici;
2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza.
Fuori dei casi previsti dall’articolo 609-bis, l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato, o che abbia con quest’ultimo una relazione di convivenza, che, con l’abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, è punito con la reclusione da tre a sei anni.
Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell’articolo 609-bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi.
Si applica la pena di cui all’articolo 609-ter, secondo comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni dieci.

Massima tratta da: Massimario della Corte di Cassazione

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. III, 9 marzo 2012, n. 9349