L’autoriduzione dell’assegno di mantenimento non sempre costituisce reato.

Cassazione penale, sez. VI, 31 maggio 2016, n. 23010

454
4.12 / 5 - 79 voti
 L’autoriduzione dell’assegno di mantenimento non sempre costituisce reato.

L’autoriduzione dell’assegno di mantenimento dovuto alla moglie separata affidataria dei figli minori, anche se consistente, protrattosi per pochi mesi non integra necessariamente una violazione al disposto dell’art. 570 cod. pen. difettando la prova dello stato di effettivo bisogno, nel senso che l’omessa assistenza deve avere l’effetto di far mancare i mezzi di sussistenza – che comprendono quanto è necessario per la sopravvivenza – situazione che non si identifica né con l’obbligo di mantenimento né con quello alimentare, aventi una portata più ampia.
Nella specie era stato accertato in giudizio che la parziale riduzione della somma che l’imputato corrispondeva alla moglie (da 4.000,00 euro mensili a 800,00 euro mensili) aveva avuto la durata di soli 7 mesi, era stata successivamente sanata per intero mentre la donna godeva comunque di risparmi di un certo rilievo economico.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione penale, sez. VI, 31 maggio 2016, n. 23010