All’avvocato difensore del fallimento non può essere ridotto il compenso se la causa che ha patrocinato è passata in giudicato.

Cassazione civile, sez. I, 4 marzo 2016, n. 4269

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 All’avvocato difensore del fallimento non può essere ridotto il compenso se la causa che ha patrocinato è passata in giudicato.

Può essere liquidato all’avvocato difensore della curatela fallimentare un compenso inferiore a quello indicato dal giudice della causa di merito in cui detto difensore ha difeso il fallimento?
A tale quesito ha risposto la Corte di Cassazione su istanza di un professionista il cui compenso era stato determinato  dal Giudice delegato in misura inferiore rispetto a quanto liquidato, a conclusione del giudizio, in favore del fallimento, dal giudice di merito.
È sì vero che il procedimento di liquidazione del compenso al difensore, il quale abbia prestato la propria attività in un procedimento di curatela fallimentare, ex art. 25 r.d. n. 267 del 1942, deve soddisfare le specifiche esigenze della procedura ma tale giusta considerazione – precisa la Corte – sta a significare semplicemente che la liquidazione autonoma non è preclusa dal provvedimento che il giudice di detta causa abbia reso ai sensi dell’art. art. 91 c.p.c., quanto al regolamento finale delle spese processuali.
In ogni caso nel liquidare il compenso dell’avvocato anche il tribunale fallimentare deve osservare le prescrizioni della tariffa professionale ed inoltre occorre distinguere a seconda che la sentenza conclusiva della causa del cui patrocinio si tratta sia o meno passata in giudicato.
Qualora la definitiva decisione della causa determini l’importo delle spese processuali dovute alla curatela in misura superiore a quella liquidata al professionista in sede fallimentare, il professionista può invocare tale decisione come titolo per ottenere l’eventuale maggior somma che gli compete per l’opera prestata e che, se incamerata dal cliente, ne determinerebbe una ingiusta locupletazione.
Inoltre non è onere del professionista provare l’avvenuta ricezione dei relativi importi da parte della massa, spontaneamente o all’esito di azioni esecutive.
Nessun fondamento normativo possiede difatti una simile considerazione di necessità, mentre ciò che in effetti rileva è che la liquidazione delle spese ai sensi dell’art. 91 c.p.c., con sentenza passata in giudicato, renda indiscutibile il parametro cui associare la valutazione del pregio dell’opera prestata e del risultato ottenuto dal professionista.

Testo integrale della sentenza:

Cassazione civile, sez. I, 4 marzo 2016, n. 4269