La banca ha l’onere di produrre in giudizio gli estratti conto a partire dall’apertura del rapporto di conto corrente

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Negata la validità della clausola sulla cui base sono stati calcolati gli interessi, la banca ha l’onere di produrre in giudizio gli estratti conto a partire dall’apertura del rapporto di conto corrente in quanto soltanto la produzione degli estratti conto, attraverso una integrale ricostruzione del dare e dell’avere con l’applicazione del tasso legale, consente di determinare il credito della banca

L’approvazione degli estratti conto (ovvero la mancata contestazione da parte del correntista) non implica l’insussistenza di addebiti illegittimi da parte della banca. Come è noto, infatti, l’approvazione tacita dell’estratto di conto corrente ha la sola funzione di certificare la verità storica dei dati riportati nel conto ma non si estende alla validità ed efficacia dei rapporti obbligatori sottostanti (Cass. 14 febbraio 2011, n. 3574); la mancata contestazione dell’estratto conto e la connessa implicita approvazione delle operazioni in esso annotate riguardano, dunque, solo gli accrediti e gli addebiti considerati nella loro realtà effettuale (Cass. 26 maggio 2011, n. 11626).
Ciò posto, per giurisprudenza costante della Suprema Corte, nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi ultralegali a carico del correntista, la banca ha l’onere di produrre gli estratti a partire dall’apertura del conto.
La banca può sottrarsi all’assolvimento di tale onere invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, perché non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credit
o (Cass. 20 aprile 2016, n. 7972; Cass. 18 settembre 2014, n. 19696; Cass. 26 gennaio 2011, n. 1842; Cass. 25 novembre 2010, n. 23974; Cass. 10 maggio 2007, n. 10692). Tale principio vale, ovviamente, anche ove si faccia questione dell’addebito di interessi anatocistici non dovuti. Come è stato osservato, negata la validità della clausola sulla cui base sono stati calcolati gli interessi, soltanto la produzione degli estratti conto a partire dall’apertura del conto corrente, attraverso una integrale ricostruzione del dare e dell’avere con l’applicazione del tasso legale, consente di determinare il credito della banca, sempre che la stessa non risulti addirittura debitrice, una volta depurato il conto dalla illegittima capitalizzazione: allo stesso risultato, evidentemente, non si può pervenire con la prova del saldo, comprensivo di capitali ed interessi, al momento della chiusura del conto; infatti, tale saldo non solo non consente di conoscere quali addebiti, nell’ultimo periodo di contabilizzazione, siano dovuti ad operazioni passive per il cliente e quali alla capitalizzazione degli interessi, ma esso a sua volta discende da una base di computo che è il risultato di precedenti capitalizzazioni degli interessi (Cass. 10 maggio 2007, n. 10692 cit., in motivazione).