I bandi di concorso europei non possono contenere ingiustificate limitazioni linguistiche

I bandi di concorso europei non possono contenere ingiustificate limitazioni linguistiche. Le 24 lingue ufficiali dell’unione europea sono anche le lingue di lavoro delle istituzioni dell’Unione per cui eventuali limitazioni nei concorsi devono essere giustificate.

Il Governo italiano aveva presentato un ricorso contro alcuni bandi di concorso per posti di lavoro in seno alle istituzioni europee, pubblicati solo in tre lingue – francese, inglese e tedesco – e che prevedevano prove di accesso nelle medesime lingue.Secondo lo Stato ricorrente tale circostanza è determinante una discriminazione, quanto alle pari opportunità, dei potenziali candidati di diversa madrelingua.
A sostegno del ricorso, la Repubblica italiana ha dedotto la violazione degli articoli 1 e 6 del regolamento n. 1, del Consiglio, del 15 aprile 1958 – che stabilisce il regime linguistico della Comunità economica europea – degli articoli 12 CE e 290 CE, dell’articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata il 7 dicembre 2000 a Nizza, dei principi di non discriminazione, di motivazione, del multilinguismo e di tutela del legittimo affidamento, affermando, sostanzialmente, che la Commissione non poteva limitare a sole tre lingue la scelta della seconda lingua per le prove dei concorsi.
A tal riguardo, va ricordato che,  seppure l’articolo 1, paragrafo 1, lettera f), dell’allegato III dello Statuto dei funzionari delle Comunità europee prevede che il bando di concorso possa specificare eventualmente le conoscenze linguistiche richieste per la particolare natura dei posti da coprire, da tale disposizione non discende un’autorizzazione generale a derogare alle prescrizioni dell’articolo 1 del regolamento n. 1, il quale designa 24 lingue non soltanto come lingue ufficiali, ma anche come lingue di lavoro delle istituzioni dell’Unione.
Vieppiù che, nel caso di specie, i bandi di concorso non contevano alcuna motivazione che giustificasse la scelta, come seconda lingua per le prove dei concorsi, fra le sole tre lingue  francese, inglese e tedesco mentre eventuali norme che limitino la scelta della seconda lingua devono stabilire criteri chiari, oggettivi e prevedibili affinché i candidati possano sapere, con sufficiente anticipo, quali requisiti linguistici debbono essere soddisfatti, e ciò al fine di potersi preparare ai concorsi nelle migliori condizioni.
I giudici europei hanno pienamente accolto la tesi italiana, stabilendo che i concorsi pubblici rivolti ai cittadini europei per poter lavorare negli organismi comunitari devono essere redatti in tutte le lingue ufficiali dell’Unione.

I bandi di concorso europei non possono contenere ingiustificate limitazioni linguistiche

Tribunale dell’Unione Europea, sez. V, 12 settembre 2013, T. 218-09

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Testo integrale della sentenza:

Tribunale dell’Unione Europea, sez. V, 12 settembre 2013, T. 218-09